Il cestino della rimozione

Secondo Freud la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensiero o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall’Io.

Sarebbe una sorta di misura intermedia tra la fuga e la condanna. Tra l’altro i contenuti rimossi non diventano inesistenti ma continuano ad influenzare i nostri comportamenti. Effettuando un parallelismo con il computer, come di consueto si fa in questa rubrica (uno dei soliti parallelismi un po’ fantasiosi a dire il vero), si può individuare nel cestino il luogo del rimosso dal pc.

Nel cestino vanno a finire i file che non ci servono più, tracce di lavori ormai passati o di ricordi sbiaditi nel tempo, cartelle da “censurare” o da far sparire da occhi indiscreti, documenti da dimenticare. Una sorta di ricettacolo dove vengono spediti i contenuti (psichici o informatici) da eliminare, da cancellare dalla coscienza della psiche o del desktop, rendendoli invisibili, ma non per questo non recuperabili. I file cestinati rimangono nella “psiche” del computer e sono soggetti ad una sorta di “ritorno dal rimosso” che è tipico delle nevrosi.

I file sono rimossi dalla forza di rimozione, che a volte è proprio quella che ci spinge a cliccare su “elimina”, in un tentativo di cestinare file e insieme ad essi i ricordi o i desideri ad essi legati. Ma Freud sostiene che i contenuti rimossi possano essere riportati alla coscienza, anzi debbano essere riportati alla luce da un’efficace psicoterapia, per permettere all’individuo di diventare consapevole dei suoi pensieri inaccettabili e perciò rimossi, per guarire dalla nevrosi.

Quando noi quindi apriamo il cestino e ripeschiamo i file eliminati, dunque non facciamo altro che “psicoanalizzare” il nostro pc, per sottoporlo ad un’operazione che consenta di riportare dal luogo del rimosso alla memoria del computer (e alla nostra) contenuti di cui abbiamo voluti sbarazzarci, volontariamente o per caso o per sbaglio, ma che ci servono per rielaborare parte di noi stessi, di continuare un lavoro, di ritornare a fare quelle operazioni che consentono di portare avanti i nostri progetti.

E così è anche per la nostra vita psichica: riportando alla coscienza il rimosso, riprendiamo lo sviluppo del nostro corso vitale psichico, che si era interrotto a causa della nostra incapacità di accettare parte di noi stessi.

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