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Scritto da redazione il 27 agosto 2010

Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]

 

Anche il grande fratello costa

Scritto da Luca il 20 ottobre 2008

L’incubo della data retention aleggia in Gran Bretagna, ma la recente crisi potrebbe rinviare il tutto a data da destinarsi. Molti provider, infatti, si stanno lamentando dei costi che dovranno sostenere per questa intercettazione di massa. Costi che però non vogliono sostenere.

Questa situazione si sta verificando, come già accennato, al di là della Manica, dove è in via di applicazione la direttiva europea sulla data retention. L’home office ha già stabilito in 12 mesi il periodo ideale di conservazione dei dati, ma in queste ore si stanno rivedendo nuova mente i dettagli per un particolare non valutato correttamente: i costi.

Quest’aspetto non viene, infatti, stabilito nella direttiva, che lascia ai paesi membri piena autonomia nella gestione delle spese, senza specificare alcunchè, lasciando la “patata bollente” della copertura dei costi e garantire quindi la fattibilità economica del progetto. Queste spese al momento hanno raggiunto le 875mila sterline per il solo operatore O2 per le spese di collaborazione, 19 milioni in 4 anni per assicurare la copertura finanzaria a tutti gli ISP del paese.

Gli incentivi, però, si fermano qui, non è prevista alcuna forma di rimborso per una funzione che non è propria degli ISP ed è imposta per legge. The Register lo rivela grazie a delle dichiarazioni di un partecipante al Government and Industry Forum on Technology and Law Enforcement, dove si sarebbe deciso il futuro inglese della diretta sulla data retention. A questa conferenza sarebbe emerso un paradosso rilevante, cioè che converrebbe rimborsare dei costi i maggiori provider piuttosto che aiutare i più piccoli ad adottare le misure per il tracciamento.

In sostanza lo stato potrebbe essere costretto a non sostenere la spesa e il mondo dei provider si spaccherebbe in due, i più grandi che tracciano e i più piccoli impossibilitati a farlo. Questo potrebbe succedere senza che i soggetti economicamente deboli possano subire sanzioni. Difatti non è prevista, almeno per il momento, alcuna sanzione per gli ISP che non si adegueranno al provvedimento.

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