Giunto alla conclusione un caso giudiziario molto importante per il futuro di Internet, si parla di SABAM contro Scarlet. Dalla causa giudiziaria è emersa una conferma normativa, almeno in Belgio, della totale inefficenza dei programmi per filtrare il traffico p2p illegale.
Tutto era cominciato nel 2007, quando un giudice aveva sentenziato che l’ISP Scarlet doveva porre un freno alle attività dei pirati belga e doveva usare il software indicato da SABAM, ovvero Audible Magic.
Un anno dopo l’ISP è tornato a difendersi da una multa pari a 2.500€ per ogni giorno di ritardo nell’applicazione della sentenza precedente, per un totale di 750.000€. La difesa sosteneva che era impossibile applicare il software, in quanto, molto semplicemente, non funzionava.
A queste tesi si è aggiunta anche la testimonianza di un (ex?) avvocato della SABAM che ha affermato come nel processo precedente diverse perizie tecniche erano basate su concetti errati. Il giudice non ha potuto fare altro che sentenziare, come segnala TorrentFreak, in favore dell’ISP riconoscendo che il software proposto è del tutto inutile se non dannoso.
Niente multa, ma soprattutto si è evitato di creare un pericoloso precedente che avrebbe potuto dare il via libera a numerose richieste delle lobby. Come IFPI, che ha richiesto un filtro similare ad un provider irlandese, per poi richiedere un provvedimento al parlamento europeo, per bloccare l’accesso a siti come The Pirate Bay. Difficilmente una norma del genere, però, potrà passare in parlamento considerando il recente affossamento della dottrina Sarkozy.















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