Da e verso il p2p

5nov2008 Articolo inserito in: Internet e OS

Chi ha detto che il lupo perde il pelo, ma non il vizio? Le persone cambiano, in particolare Kevin Bermeister, cofondatore di Altnet e collegato alle vicende di Kazaa, che da fautore del p2p pare ne stia diventando un nemico. In questo lo aiuta Michael Speck, già a capo di Music Industry Piracy, che dal 2004 al 2006 lo aveva perseguito per le sue presunte connessioni con il file sharing illegale.

Ora questi due ex-nemici, collaborano a diversi progetti inerenti la rete e in quest’ultimo periodo si stanno concentrando su un nuovo obiettivo. Brilliant Digital Entertainment, azienda gestita dai due avrebbe creato un software che potrebbe essere usato dagli ISP di tutto il mondo per contrastare il p2p illegale, senza ricorrere a mezzi estremi come la dottrina Sarkozy.

Il principio è semplice, il software quando rileva la ricerca tramite un programma p2p di un determinato file (canzone o film) reindirizza l’utente verso un sito dove è possibile acquistare legalmente il file richiesto. Se verrà effettuato il download il costo sostenuto verrà addebitato in bolletta, senza altri rincari e senza che venga registrata la ricerca del probabile “pirata”.

Per Micheal Speck, i primi test sono incoraggianti e non presentano alcun inconveniente, tant’è che un ISP Australiano, paese rinomato per la sua politica decisamente aggressiva nei confronti della rete, ha deciso di acquistarlo e provarlo nella realtà di tutti i giorni. Speck ha aggiunto che potrà rivelarsi utile anche contro la pedopornografia, bloccando, di fatto, le ricerche di film e foto ritraenti minori durante atti sessuali e potendo identificare chi effettuava le ricerche.

“Quando un sistema basato sulla nostra tecnologia riconosce un file sicuramente illecito, provvede a bloccarlo, disconnettere il link e aggiungere ai risultati della ricerca la possibilità di acquistare materiale legittimo o protetto da copyright. A quel punto non ci sono altre informazioni raccolte, l’intera procedura si risolve intorno all’identificazione del contenuto e all’azione nei confronti del file illecito; c’è un’assoluta protezione della privacy” ha dichiarato Speck, per dissipare eventuali dubbi sulla sicurezza del software.

Dubbi tutt’altro che dissipati, considerando il controsenso tra l’identificazione del navigatore e la promessa tutela della privacy. Un altro punto oscuro sono i siti verso cui saranno reindirizzati gli utenti, infatti, si rischia di favorire determinati soggetti che, inevitabilmente, figureranno tra i soliti noti (iTunes e Amazon in testa). In ultima bisogna considerare l’impatto sulle prestazioni Una proposta interessante insomma, ma ancora piena di punti oscuri.

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