splash

Scritto da redazione il 27 agosto 2010

Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]

 

Cinque indizi fanno una prova

Scritto da Jack Lagona il 11 dicembre 2008

Settimana scorsa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che al prossimo vertice del G8, proporrà ai sette grandi della terra di regolamentare Internet. Si pensa alla solita battuta del premier, noi invece crediamo ci sia dell’altro, soprattutto se ci ricordiamo del Decreto Pisanu che con la sua proroga ha di fatto allungato la conservazione dei dati personali fino a sette anni e mezzo. Ormai siamo talmente abituati alle ripetute uscite degli uomini di Governo, che non ci preoccupiamo ormai più di tanto quando il Capo dell’Esecutivo addirittura dichiara di voler regolamentare Internet con finalità internazionali.

Non ci preoccupiamo perché in linea di massima il Presidente del Consiglio ha già detto di non conoscere assolutamente la rete, pertanto quando arriva a dire che “il sistema Internet” va regolamentato in pieno accordo con i paesi del G8, francamente sembrano parole dette solo per far parlare di se e non vere come ci potremmo aspettare se venissero dette da qualcun altro.

Purtroppo però, lo stesso giorno, il Ministro degli Interni Roberto Maroni, in  una intervista ha chiaramente detto che «per contrastare il terrorismo che si serve di internet è necessario il controllo sui dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando con i gestori per la realizzazione del numero ‘ip’ unico per ogni utente della rete, in modo da evitare il rischio di cancellazione e di impossibilità di utilizzo per diversi mesi». Sembra a questo punto una dura presa di posizione del Governo nei confronti del Web e dei suoi abitanti. Solitamente due indizi non fanno una prova, ma tre indizi sì.

Il 31 dicembre scadrebbe il tanto odiato “Decreto Pisanu” (il famoso decreto che vieta le connessioni anonime a Internet e impone a tutti i provider di conservare un log in cui riportano indirizzo IP e numero di telefono che identifica l’utente connesso) diventato legge all’indomani degli attentati di Madrid e Londra, ma il Governo – con un classico colpo di mano come solo i politici riescono a fare – il tre luglio scorso ha cancellato il vecchio disegno reintegrando i dati salvati come da normativa europea: 24 mesi per i dati telefonici e 12 per quellli telematici. A questo punto il due ottobre si doveva porre fine a questo squilibrio solo italiano, però lo stesso giorno il Governo chiede una proroga fino al 31 marzo del 2009 per la conservazione dei dati telematici, richiesta tramutata in legge il due dicembre con una conversione del vecchio decreto 151 nel nuovo 186 denominato «Misure urgenti in materia di prevenzione e accertamento di reati, di contrasto alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina».

Ma come nasce quest’ansia da Web? Volendoci ragionare un pochino, ci accorgiamo che è il tema preferito di questa amministrazione (simile in certi aspetti a quella americana di Gerge W. Bush): la sicurezza. Ricordiamoci che Berlusconi ha praticamente vinto le elezioni improntando la sua campagna elettorale proprio sulla sicurezza, e visto che noi italiani siamo paurosi per natura, ecco (ri)spuntare l’ennesima legge anti-Internet.

Adesso chiariamo a chi non ricorda come nasce la legge anti-Internet in Italia. Nel luglio del 2005, all’indomani degli attentati alla metropolitana di Londra, l’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, emana un decreto legge che blocca la libera circolazione dei dati sulla rete tramite l’identificazione effettiva dell’utente. Infatti, nel decreto approvato il primo agosto dello stesso anno, sono stati introdotti alcuni articoli tra le «Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale» tra cui – nell’Art. 7 – l’obbligo a “chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore [...] è inoltre tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell’utente e per l’archiviazione dei relativi dati, nonché’ le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.

La scadenza di questa legge era assicurata per il 31 dicembre 2007, ma come abbiamo già detto è stata una prima volta protratta fino allo stesso giorno dell’anno successivo e ancora una volta prorogata al 31 marzo dell’anno prossimo. Un altro ennesimo indizio lo abbiamo da come il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi sia entusiasta della “Dottrina Sarkozy“: la legge-beffa francese che trasforma i provider Internet in veri e propri sceriffi del Web, prevedendo la disconnessione dalla Rete nel caso in cui l’utente viene beccato a scaricare contenuti illegali coperti da diritti d’autore.

Nel settembre scorso la Comunità Europea ha bocciato il provvedimento francese sul nascere, ma qualche settimana fa ha “aperto” la porta a questo tipo di blocco consentendo alcune modifiche all’ordinamento. Gli indizi a questo punto diventano cinque, se contiamo l’apertura comunitaria. Siete ancora convinti che sia la solita burla? Io ho dei seri dubbi in proposito: il Presidente del Consiglio potrà non conoscere Internet, ma sta agendo allo stesso modo dei suoi predecessori che la Rete dicevano di conoscerla.

Si parla di: , , , , , , , ,

Articoli correlati
Inserito in Internet

2 Responses to “Cinque indizi fanno una prova”

lufo88

Tutto vero, a suo tempo mi ero riferito solamente al fatto di che cosa Berlusconi voleva fare al G8, non a tutte le altre norma-beffa italiane.

Trackbacks

  1. A proposito di prove « Open World

Leave a Reply