PsicoWeb – Il cervello connesso ad internet (seconda parte)

17dic2008 Articolo inserito in: Psicoweb

Nella prima parte dell’articolo abbiamo visto come in futuro il nostro cervello potrà essere collegato ad internet e potenziare così le sue capacità.

Fra gli esempi di interazione fra cervello e tecnologia ricordiamo la cuffia che permette di controllare un androide che è in grado di muoversi per la casa ed “Epoc”, una cuffia della Emotiv Systems dotata di 16 sensori, di comandi mentali per spostare oggetti e capace di distinguere alcune emozioni. Nei videogame i giocatori grazie ad Epoc possono trasferire ai loro avatar i propri stati d’animo e spostare oggetti virtuali concentrandosi sull’azione.

Ricordiamo anche Mindball, gioco basato sulla lettura del cervello. E’ prodotto da Interactive Productline ed ha il suo punto di forza in un nastro indossato dai giocatori, il quale riesce a leggere le loro onde cerebrali ed è collegato ad una pallina. Essa si muove su un tavolo, allontanandosi dal giocatore più rilassato e spostandosi verso l’altro; vince chi riesce a raggiungere con la pallina la porta dell’avversario.

In vari esperimenti il cervello è stato collegato fisicamente ad un computer attraverso degli elettrodi, per mezzo dei quali inviare impulsi che sono trasformati in azioni dal pc. Con la mente connessa al pc e col computer collegato al web la nostra mente diventa parte di internet, diviene un nodo della rete.

Per il momento il collegamento va in una sola direzione: dalla mente, intesa come spazio web, ad internet. In futuro potrebbe diventare possibile anche il percorso inverso: dal web al cervello, non solo inviare, ma anche ricevere.

Per esempio se arriva un’e-mail la rete può avvisare il cervello mediante un impulso. Manca un ultimo passo: l’uomo potrebbe trasferire tutto il suo bagaglio mentale su un computer o su internet e superare i limiti imposti dal suo corpo e dalla morte. L’uomo conquisterebbe così l’immortalità immettendo le sue risorse mentali nel mondo virtuale, dove niente muore, perché tutto è sospeso nell’eterno presente del web.

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