La musica portatile

10apr2009 Articolo inserito in: TecnoSociety

sony_wm-d6cFino a una certa età, devo confessarlo, della musica – in ogni sua forma – non poteva importarmene di meno.
Voglio dire, qualcuno mi chiedeva se mi piacesse Eminem (giusto per tirarne fuori uno), che stile mi piacesse di più, quali fossero le mie canzoni preferite. La mia risposta si limitava ad un alquanto eloquente «Boh».
Già ai tempi delle elementari, lo ricordo, in gita era vietato, fuor che sui pullman, ascoltare musica dagli walkman (“uomo che cammina”…?): erano, per quanto io possa ricordare, aggeggi, anche abbastanza grossi, con un foro per attaccarvi delle cuffie. La mia visione degli walkman era quella, almeno. Alcuni modelli potevano contenere anche musicassette a nastro (da quanti anni, ora, non ci sono più…?), ma tutto questo rimaneva, comunque, per me solo qualcosa di esterno, di misterioso.
È passato poi qualche anno e, pian piano, ho cominciato a maturare certi gusti musicali personali (che comunque sono cambiati nel tempo): anche se per me l’universo della musica rimaneva qualcosa di trascendente, cominciai ad ascoltare alcuni dischi, ad imparare a memoria qualche canzone, a riconoscere quelle che trasmettevano alla radio. Nulla di che, comunque, anche perché in fatto di gusti musicali, anche adesso, ho una visione alquanto ristretta. Ma non importa.
Poi, pian piano, sono comparsi i primi lettori MP3 portatili, prima un po’ più grezzi, poi sempre più tecnologici e sottili, e sono diventati un vero e proprio fenomeno di massa. Me ne rendo conto salendo sugli autobus: chiedere ad una persona se scenderà alla fermata successiva, a volte, è un’impresa impossibile, per via della musica che perfora le orecchie (che gusto ci sarà, comunque, a rovinarsi i timpani…).
Si può dire che l’evoluzione della musica abbia seguito quella dei walkman e dei lettori MP3: chi, oggi, ad esempio, per strada, ascolta musica classica? Suppongo quasi nessuno, con tutto il rispetto per i signori Bach e Beethoven (chiedo venia, in quanto ne citerei altri, ma la mia scarsissima cultura musicale non me lo permette).
Una cosa è importante, però: che la musica che ascoltiamo ci piaccia davvero. Detto così potrebbe essere una stupidaggine (in fondo, chi ascolterebbe musica che non gli piace?), ma ricordiamoci che la musica rappresenta anche qualcuno di noi, ossia noi ci identifichiamo nella musica che ascoltiamo. A voi scoprire il perché…

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