Il World Wide Web è vivo dal 1989, ma non sono 20 anni che si parla tecnologico nel mondo. La prima volta dell’alta tecnologia avvenne nel 1935, ben 73 anni fa, con la creazione del primo ufficio per la progettazione e la produzione di macchine contabili da parte dell’italiana Olivetti. In oltre mezzo secolo le novità e le invenzioni che hanno cambiato il mondo si sono susseguite a ritmo frenetico: a volte con cadenza annuale, altre ogni paio d’anni, altre – come nell’ultimo decennio – a ritmo tanto veloce che non abbiamo nemmeno il tempo di assimilarne una che ne vediamo già la nascita di un altra.
Queste invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vedere il mondo e ci hanno dato la possibilità di vivere, a volte, anche meglio di come avremmo potuto senza la tecnologia.
Nel 1936, il matematico inglese Alan Turing, creò la “Macchina di Turing” (MdT), cioè quella che fu considerata la prima calcolatrice al mondo ad uso generale. Il metodo della macchina di Turing era computazionale (come il motore di Wolfram), per cui riusciva ad elaborare gli stessi calcoli fatti da macchine molto più evolute senza nessuna difficoltà quasi nello stesso tempo. Un enorme passo avanti per l’epoca.
Nello stesso anno, la British Broadcasting Center (Bbc) inaugura il primo sistema televisivo al mondo: siamo circa 20 anni prima dell’avvento della Tv italiana.
Nel 1937 il berlinese Konrad Zuse inventò Z1, il primo computer programmabile “funzionante” della storia e con esso ideò anche il Plankalkül, il primo linguaggio di programmazione della storia ideato per fornire le istruzioni allo “Z1″. Lo stesso anno Chester F. Carlson della Xerox di Palo Alto inventa la xerografia – l’antesignana fotocopia – e Claude Shannon scoprì che i circuiti a relais possono effettuare valutazioni logiche presentandolo come tesi di dottorato al Mit.
Nel 1938 Howard H. Aiken, fisico presso la Harvard University, progetta Automatic Sequence Controlled Calculator (ASCC) comunemente chiamato Mark I: il primo calcolatore digitale automatico.
Nel 1939, l’ingegnere americano George Stibitz assembla il primo calcolatore binario della storia nei laboratori della Bell a Berkeley, e l’anno successivo lo fa funzionare da remoto eseguendo la prima operazione di queste proporzioni della storia: nasce il “Complex Number Calculator”.
A Palo Alto, sempre nel ‘39, nasce la Hewlett-Packard: nei suoi settant’anni di storia l’HP ha visto crescere migliaia di cervelli che ne hanno incrementato la fama, fino a portarla oggi come una delle aziende più importanti al mondo. Una curiosità: la zona di Palo Alto oggi è conosciuta come Silicon Valley.
Arriva nel frattempo la seconda guerra mondiale, ma nemmeno l’esplosione di una catastrofe come la guerra ferma il genio degli inventori: l’ingegnere tedesco Arthur Scherbius sviluppa per le forze della Wehrmacht la versione definitiva di Enigma – una delle macchine di cifratura/decifratura più semplici da utilizzare ma allo stesso tempo più complicate da decifrare – , e il matematico inglese Max Newman progettò per le forze dell’Asse una macchina chiamata Colossus proprio per decifrare Enigma. Appena finito l’evento bellico, nel 1945, il matematico/fisico/chimico/informatico ungherese John von Neumann – dopo aver sviluppato “la teoria dei giochi” quasi un ventennio prima – descrive il concetto di programma memorizzato nel rapporto “First Draft of a Report on the Edvac” dando vita all’Architetura di Von Neumann sull’EDVAC (Electronic Discrete Variables Automatic Computer): la prima macchina digitale programmabile tramite un software funzionante su questa specifica architettura.
Nel 1946 viene definita la parola Bit (Binary Digit) e il primo ad impiegarla è John Turkey, mentre il “concetto” di bit è stato introdotto nel 1948 dal matematico statunitense Claude Shannon nella “Teoria dell’informazione“. Lo stesso anno J. Presper Eckert e John Mauchly dell’Università della Pennsylvania consegnano Eniac, il primo computer elettronico della storia.
Il 1947 è un anno molto importante per l’informatica moderna: Alan Turing introduce il concetto di Intelligenza Artificiale. Il concetto di AI sfocia tre anni dopo con il “Test di Turing” – un semplice gioco dell’imitazione con tre giocatori, di cui un uomo e una donna, dove il terzo partecipante deve capire quale sia l’uomo e quale la donna e sia l’uomo che la donna devono fare in modo di non farsi scoprire ingannando il terzo giocatore – in cui si presuppone che una macchina potrebbe sostituirsi ad uno dei tre giocatori. La prova è regolata dalle percentuali di riuscita che il terzo giocatore riesca a capire chi sia l’uomo e chi la donna. Se la macchina – sostituendosi prima all’uno e poi all’altro giocatore – riesce a beffare il giocatore facendo in modo di diventare alternativamente uomo e donna, allora la macchina è da considerarsi “intelligente” perché indistinguibile da un essere umano, viceversa risulta il contrario.
Sempre nello stesso anno i ricercatori dei Bell Labs John Bardeen, Walter Brattain e William Shockley, inventano il primo transistor ricevendo in cambio il Premio Nobel per la Fisica con la motivazione «per le ricerche sui semiconduttori e per la scoperta dell’effetto transistor».
Il 1948 inizia alla grande per l’informatica mondiale. A gennaio Ibm presenta a New York Ssec (Selective Sequence Electronic Calculator), il primo computer elettromeccanico dove si è riuscito a caricare un programma elettronico dall’esterno in una macchina semi-elettronica. I numeri del Poppa (il nome “amichevole” del Ssec): utilizzava un sistema ibrido di valvole termoioniche e relè elettromeccanici, riusciva a combinare la velocità dei circuiti elettronici con una memoria di circa 400 000 numeri, utilizzava circa 13500 valvole termoioniche per l’unità aritmetica, otto registri ad alta velocità con tempo di accesso inferiore a 1 millisecondo, conteneva 21400 relè che venivano utilizzati per le unità di controllo e per realizzare 150 registri lenti con tempo di accesso di 20 millisecondi. Numeri da fantascienza a quell’epoca.
Olivetti lo stesso anno produce la T2, la più piccola telescrivente dell’epoca. Le sue prerogative erano le dimensioni, l’affidabilità e il peso notevolmente ridotto rispetto alle concorrenti. Fu un passo molto importante per l’azienda di Ivrea, perché la T2 – a differenza della precedente T1 – si smontava in pochi minuti rendendo la manutenzione molto facile e sostenibile. La Olivetti fu premiata per l’ottimo lavoro sulla T2 con le migliaia di commesse che ricevette, facendola diventare in breve tempo uno dei colossi dell’elettronica mondiale.
In Francia invece François-Henri Raymond creava la Sea (Société d’Électronique et d’Automatisme) commercializzando, nel 1955 in collaborazione con la Bull, il primo computer francese. Tra il 1966 e il 1967, la Sea si fonderà con Schneider-Westinghouse, Compagnie européenne d’automatisme électronique, Compagnie générale d’électricité, CSF e Intertechnique creando la CII – Compagnie internationale pour l’informatique – per rispondere all’americana General Electric che aveva appena acquisito la francese Bull.
Il 1949 è un altro grande anno per l’era del computer. Olivetti e Bull costituiscono la società Olivetti-Bull diventando la prima multinazionale dell’elettronica in Europa. L’architettura di Von Neumann fa la sua prima apparizione sull’EDVAC (Electronic Discrete Variable Automatic Computer) utilizzando un sistema di numerazione binario e una serie di dischi magnetici ad alta velocità. In libreria si trova, per la prima volta, il libro principe sull’utopia negativa: il grande fratello descritto da George Orwell nel superbest-seller 1984.
Con il 1949 finisce l’era dell’elettronica dei primordi e si entra in quello che sarà ricordato come il decennio più innovativo e longevo del XX secolo: gli anni cinquanta. Ma questo è un altro discorso che vi racconterò domani* sabato.
*Problemi logistici hanno posticipato la pubblicazione a sabato 6 giugno. Ci scusiamo con i lettori.














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