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Scritto da redazione il 27 agosto 2010

Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]

 

Linux: lavori in corso

Scritto da Jack Lagona il 16 giugno 2009

Il Pinguino di LinuxVediamo oggi di fare un breve, ma interessante riassunto, sui principali comandi che si usano sotto Linux: come installare un pacchetto, come partizionare un hard disk, come compilare il Kernel, come cambiare i permessi dei file e come installare dei software che troviamo in un cd o dvd. Questi sono i più diffusi problemi che la maggior parte degli utenti Linux alle prime armi trovano durante il loro cammino sotto l’ala del Pinguino.

Scopriamo assieme le basi sull’uso ottimale di una qualsiasi distribuzione Linux, e facciamo in modo di capire il funzionamento e i motivi che portano Linux ad essere considerata come il sistema operativo tra i più sicuri e stabili in circolazione.

Come si installa il software contenuto in un CD/DVD

La maggior parte dei pacchetti software sono distribuiti sotto forma di archivi compressi in formato tar.gz o tar.bz2, raramente in formato binario. Per prima cosa è necessario decomprimere i file utilizzando i comandi

tar -xvzf nome_file.tar.gz

e

tar -xvjf nom_file.tar.bz2

a seconda del formato di compressione utilizzato. A questo punto è necessario spostarsi nella nuova directory, creata con la decompressione del pacchetto, ed eseguire i comandi seguenti:

cd nuova_directory

./configure

make

su (o sudo con password di root, Invio)

make install

Nella maggior parte dei casi il programma verrà installato nella directory /usr/local e verrà creato l’eseguibile nella directory /usr/local/bin. Per eseguire l’applicazione basta scrivere il nome dell’eseguibile nella console e premere Invio. Spesso il comando configure restituisce messaggi di errore, il che significa che mancano software o librerie ausiliari (le cosiddette dipendenze). Se questo accade leggete attentamente le ultime righe dell’output e installate prima i pacchetti mancanti indicati e ripetete la procedura fino a quando il processo di configurazione non termina senza presentare errori.

Come installare un pacchetto RPM

Non sempre i pacchetti che utilizzano questo formato sono disponibili tra le repository della distribuzione o nei CD di installazione quindi, in alcuni casi, è necessario installarli manualmente. È possibile farlo sia con strumenti grafici come KPackage, sia da riga di comando utilizzando il comando “rpm” (RedHat Package Manager). Supponiamo di disporre del pacchetto package.rpm, vediamo come installarlo e cosa possiamo fare con esso. Il comando per installarlo è rpm -i package.rpm. Con rpm -ivh package.rpm, non solo installiamo il software, ma visualizziamo anche informazioni su di esso e una sorta di barra di progressione. È possibile anche forzare l’installazione del software senza verificare eventuali dipendenze, basta usare il comando seguente: rpm -i –nodeps package.rpm. Se è solo necessario aggiornare il programma il comando diventa rpm -Uvh package.rpm oppure rpm -F package.rpm. Disinstallare un pacchetto è altrettanto semplice: è sufficiente eseguire il comando rpm -e nome_pacchetto. A differenza di quanto fatto prima, per la disinstallazione non è necessario specificare il nome dell’archivio RPM ma solo il nome del programma. È anche possibile verificare se un pacchetto è installato o meno utilizzando il comando rpm -V nome_pacchetto. Infine, ricordiamo il comando rpm -qa che serve per visualizzare l’elenco di tutti i pacchetti installati nel sistema.

Come installare un pacchetto DEB

Dando per scontato che tutti sappiano usare tool grafici come Synaptic o Adept, è bene sapere che sono disponibili anche strumenti a riga di comando per installare pacchetti software con estensione .deb. Tra questi i più importanti sono apt-get e dpkg. Il primo, più evoluto, può essere usato come sostituto dei package manager grafici, mentre il secondo opera a livello più basso ed è indicato anche per l’installazione di pacchetti singoli. Supponiamo, ad esempio, di voler installare il pacchetto package.deb presente sul disco rigido. Il comando da utilizzare è dpkg -i package.deb. Al posto di -i è possibile usare –install. La disinstallazione è altrettanto semplice: dpkg -r nome_pacchetto. Ad esempio dpkg -r scribus. Anche in questo caso è possibile usare –remove al posto di -r. È importante però precisare che il comando precedente elimina il software ma non i suoi file di configurazione, quindi, per la rimozione completa del programma è necessario utilizzare dpkg –purge nome_pacchetto (dpkg –purge kaffeine). Per ottenere informazioni su un pacchetto il comando da eseguire è dpkg -l nome_pacchetto, come nel caso di dpkg -l inkscape. Se non si specifica alcun pacchetto (dpkg -l), il comando precedente mostra l’elenco di tutti quelli installati nel sistema. Per quanto riguarda apt-get, i comandi più utilizzati sono apt-get update, per aggiornare l’elenco dei pacchetti, apt-get upgrade per aggiornare la distribuzione e apt-get install nome_pacchetto per installare un software: ad esempio, apt-get install gimp. Ricordate che apt-get non è adatto per l’installazione di pacchetti singoli presenti sul file system, ma solo per quelli disponibili nelle repository indicate nel suo file di configurazione /etc/apt/sources.list.

Come ricompilare il kernel

Per ricompilare il kernel già presente nel sistema, è necessario verificare che all’interno della directory /usr/src sia presente un collegamento simbolico di nome linux che punti alla directory dei sorgenti del kernel già installato, oppure la directory vera e propria, linux-2.x.x a seconda delle versione. Per ricompilare una nuova versione del kernel bisogna copiare il pacchetto (linux-2.x.xx.tar.bz2 o tar.gz scaricabile dal sito www.kernel.org ) in /usr/src e successivamente si deve scompattarlo mediante:

tar -zxvf linux-2.x.xx.tar.gz

oppure

tar -xvjf linux-2.x.xx.tar.bz2

In questo modo verrà creata una nuova directory chiamata linux-2.x.xx dove sono presenti i sorgenti del nuovo kernel. A questo punto è necessario rinominare la directory

mv linux-2.x.xx linux

o creare un collegamento simbolico ad essa:

ln -s linux-2.x.xx linux

Dopo essere entrati nella nuova directory bisogna eseguire i comandi seguenti:

make menuconfig

o per avviare il programma di configurazione grafica

make xconfig

Dopo aver scelto tutti i componenti da utilizzare e il supporto per l’hardware del proprio sistema, si salva la configurazione (nel file .config) e si eseguono i comandi seguenti:

make dep

make clean

make bzImage

make modules

make modules_install

make install

Nelle nuove distribuzioni, questo è sufficiente per installare il kernel e aggiornare il boot loader, ma se questo non dovesse funzionare è possibile procedere manualmente. L’immagine del nuovo kernel è posizionata nella directory /usr/src/linux/arch/i386/boot con il nome bzImage. Questa va, per prima cosa, copiata nella directory /boot/:

cp bzImage /boot

dopodiché, va configurato il boot loader LILO o GRUB per caricare il nuovo kernel.

Come installare i pacchetti TGZ per Slackware e le distribuzioni derivate da essa

Lo script explodepkg serve per estrarre gli archivi TGZ nella directory corrente.

explodepkg nome_pacchetto.tgz

installpkg gestisce l’installazione dei pacchetti Slackware:

installpkg [opzioni] archivio_slackware nome_pacchetto.tgz

Le opzioni che è possibile passare sono:

-warn, non effettua l’ installazione ma mostra i file e le directory che verrebbero creati.

-r, installa i pacchetti contenuti a partire dalla directory corrente

-m, serve per generare un archivio tar.gz ma con estensione .tgz costituito dal contenuto della directory corrente.

Per creare archivi TGZ secondo lo standard dei pacchetti applicativi Slackware si utilizza

makepkg pacchetto_applicativo

Lo script removepkg si occupa della disinstallazione dei pacchetti

removepkg nome_pacchetto.tgz

Il tool di installazione standard utilizzato dalla distribuzione Slackware è

pkgtool

Il comando upgradepkg aggiorna un pacchetto, disinstallando prima il pacchetto già installato e inserendo dopo quello nuovo.

upgradepkg nome_pacchetto_vecchio [%nome_pacchetto_nuovo]

Come partizionare l’hard disk

Se nel PC è installato un sistema operativo Windows, la prima cosa da fare è creare lo spazio necessario all’installazione di Linux. Per prima cosa bisogna eseguire un defrag (deframmentazione del disco) per assicurarsi che tutti i file Windows vengano spostati all’inizio del disco. Successivamente è possibile utilizzare programmi a riga di comando come fdisk o cfdisk oppure il tool grafico QtParted o GParted ad esempio. Tutte le distribuzioni dispongono di strumenti per il partizionamento del disco, alcuni più sofisticati altri meno, ma è sempre buona abitudine preparare il disco in precedenza. Per installare Linux sono necessarie almeno due partizioni: quella di root (radice “/”) e quella di swap, anche se quest’ultima ormai non è più obbligatoria perché nella maggior parte dei nostri computer la memoria Ram è sufficiente. Sarebbe anche il caso di crearne una terza, la home, così viene più pratico per noi avere una cartella dove “parcheggiare” tutto, e per il sistema onde evitare inutili sovraccarichi di lavoro dovuti al riempimento della nostra radice quando abbiamo la possibilità di fare altrimenti.

Come disinstallare GNU/Linux

Per prima cosa è necessario eliminare le partizioni usate dal sistema operativo. Il metodo migliore consiste nell’utilizzare una delle tante distribuzioni “live” (Ubuntu e le derivate di Debian sono sempre in versione live) ed eseguire i programma di partizionamento grafico QtParted o GParted. Dopo aver eliminato le partizioni è necessario eliminare il boot loader LILO o Grub e ripristinare il settore di avvio.

Da un sistema DOS Windows si può eseguire

fdisk /MBR

oppure, da un disco di ripristino di Windows o da una live Linux

fdisk /MBR o ancora sys c:

Direttamente da Linux si può eseguire il comando

grub-U

È possibile ripristinare l’MBR utilizzando il tool dd e caricare il file di backup creato da GRUB al momento dell’installazione

dd if=boot.xx of =/dev/hda bs=446 count=1

/dev/hda è il disco installato come master sul primo canale IDE, mentre boot.xx è il file da ripristinare, con xx che indica la versione di tale file. Da Windows XP in poi la procedura è diversa. Bisogna avviare il PC con il CD/DVD di Windows premere F8 per accedere alla console di ripristino e poi usare i comandi fixboot o fixmbr.

Come modificare i permessi dei file

* chmod a+x file

assegna il permesso di esecuzione del file a tutti gli utenti del sistema;

* chmod u+x file

assegna il permesso di esecuzione solo al proprietario del file;

* chmod g+x file

assegna il permesso di esecuzione al gruppo;

* chmod o+x file

assegna il permesso di esecuzione a tutti gli altri utenti;

Per i permessi di lettura sono valide le stesse indicazioni del permesso di esecuzione, ma in questo caso si sostituisce x con r.

* chmod a+r file

permesso di lettura a tutti gli utenti del sistema;

* chmod u+r file

permesso di lettura esclusivamente solo al proprietario del file;

* chmod g+r file

permesso di lettura al gruppo;

* chmod o+r file

permesso di lettura agli altri utenti;

Per il permesso di scrittura si sostituisce x o r con w.

* chmod a+w file

permesso di scrittura a tutti gli utenti del sistema;

* chmod u+w file

permesso di scrittura solo al proprietario del file;

* chmod g+w file

permesso di scrittura al gruppo;

* chmod o+w file

permesso di scrittura agli altri utenti.

Ovviamente è sempre possibile combinare i diversi tipi di permessi, e bisogna anche ricordarsi di anteporre al comando “chmod” i permessi di root (su o sudo).

Settimana prossimo spiegheremo come risolvere la maggior parte dei problemi, come caricare i moduli sul kernel, come verificare se nell’hard disk ci sono dei problemi, come ripristinare la GUI in caso di malfunzionamenti, come configurare l’hardware e moltissimo altro ancora. Quindi vi aspetto tutti qui, e mi raccomando: se avete problemi non avete che da chiedere ;)

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3 Responses to “Linux: lavori in corso”

Tont

Ottima scheda riassuntiva, ci vorrebbe il modo anche per cambiare i permessi alle cartelle ;)

Mte90

Un analisi sui diversi desktop, kde gnome ecc.
anche quello è un elemento fondamentale ormai in linux.

I miei complimenti per l’articolo!

Jack Lagona

Ragazzi intanto grazie per i complimenti :)
stiamo preparando svariate guide sull’uso e sulla manutenzione delle distro Linux, quindi abbiate pazienza e avrete le risposte alle vostre domande ;)
@Tont visto che Citynews è partecipativo, potevi scriverlo direttamente tu come si cambiano i permessi alle cartelle, ti pare? Dai fai uno sforzo su! :D

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