Google lancia i DNS pubblici

L’ennesimo servizio tirato fuori dal vaso di Pandora che ha nelle sue sfere Google, è il servizio pubblico di DNS. Oramai BigG ci ha abituato che tutto è possibile in Rete, ma credevamo che il fine giustificava sempre i mezzi: non è sempre così, e anche stavolta Google ne è l’artefice principale.

Di servizi pubblici che limitano il controllo dei DNS ce ne sono già abbastanza e quasi tutti sufficientemente di buona qualità, a cominciare da quelli offerti da OpenDNS oppure da quelli di casa nostra come FoolDNS. Allora a cosa serve un altro servizio che dispone delle stesse credenziali dei servizi già citati? Praticamente a nulla.
Ufficialmente i Google Public DNS servono ad ottimizzare  le risorse presenti in rete e rendere la navigazione più sicura e veloce. In realtà cambia poco rispetto agli stessi servizi offerti dai nostri provider e da quelli pubblici, la differenza sostanziale sta nel cifrario molto semplice da ricordare: 8.8.8.8 e 8.8.4.4 a differenza dei soliti numeri a dodici cifre finora usati. Il problema, come sempre, è dedicato alla nostra privacy.

Google è sempre più al centro di vicende giudiziarie legate alla condivisione dei dati personali dei suoi clienti, e questo ennesimo servizio porta altra carne sul fuoco. Mountain Wiev da anni lotta con la Comunità Europea per via di questione legate alla privacy, i DNS pubblici fanno parte della nostra attività personale in Rete, per cui si potrebbe supporre facilmente che Google sta adombrando i nostri dati verso i suoi server in modo da disporne come meglio crede (pubblicità mirata e vendita agli advisor in testa). Stavolta però sembra non agisca così.

We built Google Public DNS to make the web faster and to retain as little information about usage as we could, while still being able to detect and fix problems. Google Public DNS does not permanently store personally identifiable information.
È quel “permanently” che stupisce: i dati rimandati a Google vengono trattenuti per un periodo che va da 24 a 48 ore per verificare i siti malevoli, poi vengono cancellati. La domanda è: possiamo fidarci? La risposta è naturalmente soggettiva.

Siamo abituati a non prendere più sul serio il motto “Don’t be evil” del colosso californiano, ma come tutto nulla dura per sempre. La privacy relegata a Google è un problema annoso, e mai come nell’ultimo anno l’azienda di Mountain Wiev è sotto l’occhio del ciclone. La Comunità Europea ha deciso per un drastico taglio verticale a quei servizi che operano nell’ombra con i dati personali dei loro clienti, Google non è diversa nemmeno con i miliardi che girano nei conti dei fondatori.
Google ha in giro per il mondo decine e decine di cause per violazione della privacy, lanciando un servizio che basa tutto sulla privacy del cliente, non può commettere lo stesso errore col rischio di chiuderlo appena lanciato. Quindi la risposta è sì, in questo momento mi sento in grado di poter dire che Google manterrà la promessa fatta sulle policy dei Google Public DNS. Del resto Google non impone di usare i propri servizi, sta a noi utenti decidere quali e come usare i vari prodotti trovati sul web, poi se decidiamo di fidarci con dei controlli più o meno accurati, non possiamo certo dopo gridare al lupo se il servizio da noi sfruttato ha degli effetti collaterali poco chiari, non pensate?

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