Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]
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Recensione Windows 7 RC 1

Windows 7 arriverà il 22 ottobre prossimo. Spinto dalla curiosità e dalla possibilità materiale di farlo ho testato la versione Release Candidate 1 di Windows 7 (per gli amici, “Seven”).
Nonostante alcuni problemi dovuti alla corruzione dell’immagine DVD scaricata, problemi che non dipendono dal sistema operativo, ma da Microsoft che avrebbe potuto implementare un sistema di controllo dell’errore migliore, sono riuscito a far partire l’installazione sul mio Pc Desktop così equipaggiato: Pentium IV 3.0Ghz con 1MB cache L2, 1GB RAM 400Mhz, HD Maxtor 80GB IDE, scheda madre ASUS P4P800-X, scheda video Nvidia 5200 FX. Come si può notare è una configurazione un po’ vecchiotta, ma dato che dalle parti di Microsoft assicuravano velocità e leggerezza, ho voluto controllare questo aspetto.
Il risultato? Incredibilmente Microsoft ha mantenuto le promesse. Su un computer del 2004, con una scheda video che in teoria non è adatta a 7 (anche se solo per gli effetti grafici Aero, la scheda video dovrebbe avere 128mb di RAM dedicati, la mia ne ha 64), con una quantità di RAM appena sufficiente e un disco abbastanza vecchio, il nuovo sistema operativo Microsoft gira piacevolmente, senza dare alcun senso di pesantezza tipico del predecessore Windows Vista, che faceva sembrare una ciofeca il mio attuale portatile, che è decisamente più potente del fisso.
Questo, però, non deve far pensare che non sia avido di risorse! Il solo sistema operativo occupa più di 500MB di RAM, mentre il nonno (XP) ne occupa meno della metà, pur avendo un antivirus installato! Pazzesca la quantità di memoria swap (paging) occupata, vale a dire più di 800mb,
Le migliorie si notano prima di tutto nell’installazione, che richiede tempi ridottissimi, comparabili con un installazione di Ubuntu, cioè circa venti minuti in tutto considerato il riavvio e la configurazione della prima connessione ad internet. Una novità da me gradita è un deciso miglioramento dell’interfaccia grafica che ora è decisamente più intuitiva del suo predecessore, la quale era inutilmente macchinosa e troppo particolareggiata, cosa che affatica troppo la vista. Ora invece, si ha la sensazione di essere su una vera console di comando, fornendo, ad esempio, subito delle informazioni in modo chiaro su eventuali problemi del sistema.

Oppure la disponibilità della varie reti wireless, in modo similare a quanto già succede da anni sulle distro Linux.

Windows Update, come era già su Vista, è stato separato dal browser Internet Explorer rendendo l’attività di aggiornamento molto più piacevole e per certi versi più facile, anche se per visionare e selezionare i vari aggiornamenti era più indicato un semplice elenco, anziché sottomenù neanche così intuitivi da aprire. Null’altro da segnalare, anche perché è la copia esatta di quello che c’è sull’attuale versione di Windows.

Interessante anche l’implementazione, su programmi come Paint e WordPad, della contestata interfaccia d’uso che caratterizza Office 2007, ovvero Ribbon. Nonostante sia molto criticata, risulta abbastanza intuitiva, senza contare che per chi non ha mai usato un computer potrebbe essere la soluzione ideale. Un dettaglio che mi è piaciuto in Paint è il comodissimo e nuovo menù con cui decidere come salvare il file stesso (anziché dover specificare ogni volta di non salvare nel formato bitmap, che risulta molto pesante).
Totalmente rinnovata la taskbar, che visualizza in maniera più accattivante i programmi in esecuzione. Testi assolutamente vietati, solo icone a rappresentare i programmi in esecuzione, tutto a vantaggio di una migliore grafica, anche se non del tutto convincente sotto l’aspetto pratico. Chi ne ha tratto maggior vantaggio è Internet Explorer (quantomeno la versione con cui è equipaggiato Seven che non è quella disponibile al momento) che si integra meglio molto bene nella nuova barra di avvio, permettendo una gestione non molto comoda, ma decisamente pratica, di tutte le schede aperte col browser, senza doverle aprire di volta in volta.

In base al numero di schede le anteprime si faranno sempre più piccole, fino a diventare un elenco. Nessun problema, insomma, se volete aprirne una ventina e gestirle con il browser ridotto ad icona!
Per finire, non si può non citare lo “snipping tool“, un semplice programmino per “catturare” le immagini sul vostro desktop. È solo una sciocchezza, ma se considerate tutti gli screenshot che devo fare per gli articoli su Citynews non può che farmi piacere un aggeggino del genere già integrato nel OS. Le novità, comunque, sono solo queste. Ad esempio l’UAC si è fatto meno invasivo, ma risulta ancora troppo invadente, ad esempio ad ogni avvio di CCleaner chiede l’autorizzazione all’uso, quando sarebbe sufficiente controllare se è lo stesso programma che ha già ricevuto autorizzazione (così fanno i firewall, non è una cosa impossibile). Le novità sono anche nelle assenze, ovvero l’installazione solo su richiesta di alcuni programmi, che nelle versioni precedenti di Windows erano installati di default, come Windows live mail, Windows movie maker e Windows side bar.
In sostanza è un buon prodotto, ma come molti temevano e come hanno confermato dalle parti di Microsoft, Windows 7 si mostra più come una sorta di Vista 2.0 o, meglio, Vista sembra più una sorta di beta finalmente aggiustata dopo i suoi numerosi problemi. In effetti, la teoria secondo cui Microsoft si sia limitato ad “aggiustare Vista” pare confermata dagli ottimi risultati ottenuti nonostante i tempi di testing fossero ridotti all’osso.
Come dicevo, un buon prodotto, ma che non sembra poter reggere il confronto con le distro Linux, non tanto sulle performance, le quali sono abbastanza simili con alcune situazioni dove 7 va meglio come il tempo di boot e lo spostamento di grossi file, ma nella configurazione e nella preparazione all’uso del sistema stesso. Con una qualsiasi distro Linux, infatti, si ha già a disposizione un certo numero di programmi, come un elaboratore di testi, editor per la programmazione e molto altro. Senza considerare un semplice gestore per il multiboot come Grub. Non ha molto senso, insomma, spendere dei soldi quando l’alternativa gratuita ed open, c’è e funziona (meglio).
**L’articolo è stato realizzato prima dell’uscita del language pack per la lingua italiana.
Indispensabili accessori per il vostro PC!
ATTENZIONE! Questo articolo contiene nerdporn, non si è quindi responsabili di reazioni esagitate e/o nerdgasm!
Solo i nerd sapranno apprezzare fino in fondo questo articolo, perché queste sono vere chicche di chi col computer non solo ci lavora, ma ci vive, ci mangia, ci dorme e ci va anche a letto!
Cominciamo dalle piccolezze, da quelle cose che potrebbero interessare anche chi nerd non è. Immaginate la scena: il caldo è opprimente e nel luogo dove state adoperando il vostro portatile non c’è l’aria condizionata. Niente paura, basta tirare fuori il vostro ventilatore portatile da collegare via USB ed ecco che il caldo comincerà a non infastidirvi più, mentre altre persone nelle vicinanze continueranno a schiattare per il caldo (e l’invidia).
Per questo attrezzo sono presenti i più svariati modelli, da quelli snodabili, che non necessitano di essere appoggiati sulla scrivania, come ad esempio il modello Digicom, anche se nei negozi cinesi si possono trovare modelli simili a costi molto irrisori, oppure se volete maggiore potenza potete optare per un modello che si appoggia al tavolo come questo o questo ed in alcuni casi vi permetteranno di portaverlo dietro e combattere il caldo anche a computer spento. Per i più originali, c’è anche a forma di fiore, di aeroplano e quant’altro, scatenate la fantasia, o prodi nerd!
Un’altra cosa che non può mancare nel vostro arsenale è un lampada luminosa da attaccare sempre via USB, utilissima nelle situazioni al buio e quando non si ha una tastiera retro-illuminata (è nerd di altissimo livello, questo, non disponibile ai mortali). Intanto che le altre persone urleranno perché continueranno a digitare la Q invece della E, voi potrete lamentarvi della troppa luce che generano i monitor degli altri computer. Nulla vi vieta, ovviamente, di combinare il ventilatore con la lampada, ottenendo fresco, luce e una marea di invidia da parte dei non-nerd!
A completare il reparto di raffreddamento, potete pensare anche al vostro stesso portatile, che soffre anche lui, poverino, il caldo di questi giorni! Ecco, quindi, delle basi ventilate pronte ad alleviare i problemi di surriscaldamento del vostro caro portatile. Come la volete? Classica? Con le ventole luminose? Ci sono tutte, lasciate scegliere al vostro portatile, è lui che ha bisogno! Ideale per giocare come Call of Duty 4 senza temere di fondere il vostro pc!
La cosa più importante che si può fare per il proprio portatile, però, è sorvegliarlo da ospiti sgraditi, dal fratellino rompiballe al curiosone di turno. Ecco, quindi, che con l’installazione di una webcam e di un software come SecureCam o Yeacam, quest’ultimo anche in italiano, si può avere il proprio portatile sotto sorveglianza 24 ore su 24, perché basterà un piccolo movimento affinché vengano scattate diverse foto che immortaleranno il fetente. Altri usi possibili sono il posizionare la webcam in un certo punto della casa o dell’ufficio e vedersi segnalare l’arrivo del vostro capo così da poter chiudere una finestra compromettente o il vostro gioco preferito!
Se non vi basta osservare, ma volete anche combattere, ecco la vostra arma di difesa personale: un lanciarazzi da collegare e controllare via USB. “Defend your desk” è il motto di questi oggetti, che potranno difendervi da tutto e da tutti, battaglie in ufficio consigliatissime. Ci sono vari modelli dal classico, a quello con webcam integrata, per poterlo manovrare anche da un punto riparato, e quello wireless per poter gestire il vostro volume di fuoco anche da posti più lontani di quanto un filo vi permetterebbe di fare! Non dimenticate di acquistare anche le ricariche! Di ultima concezione il modello con guida laser per essere sicuri di annientare il vostro avversario senza timore di sbagliare!
Non dimenticate, però, che un missile è potente, ma che bisogna avere un asso nella manica, qualcosa capace di disintegrare i vostri nemici con un solo clic ed ecco quindi una vera e propria postazione in stile guerra nucleare! Aprite dunque la vostra valigetta, inserite la chiave e premete il bottone rosso. Quello che succederà, dopo, saranno affari dei vostri avversari!
Guida alla formattazione ACER 5920/5920G
Creo questa guida per la formattazione del Notebook Acer 5920/5920G in seguito a varie disavventure e per la difficoltà nel trovare i driver corretti, per via del fatto che ACER non supporta più la piattaforma XP. Non metterò i link ai singoli driver, perché dopo qualche tempo punteranno al nulla e preferisco anche spiegare come districarsi nei vari siti dei produttori dei driver stessi.
Cominciate con lo scaricare i driver, molti sono disponibili sul sito acer perché molti driver sono compatibili anche XP. Dal sito principale per il pc è possibile ottenerli, scaricandoli tra quelli disponibili per Windows Vista (non SP1):
http://support.acer-euro.com/drivers/notebook/as_5920.html
In questo sito si possono ricavare i driver: audio (Audio Driver Realtek),del lettore infrarossi (Cir Driver), del lettore di schede di memoria (CardReader_Ricoh), per la scheda di rete LAN (LAN driver Broadcom) e del modem a 56K (Modem_Foxconn). I driver del lettore infrarossi e del modem non dovrebbero servire, perché quando aggiornerete il computer tramite windows update saranno disponibili i driver stessi.
Sempre sul sito di ACER sono anche disponibili: l’utility Synaptics per il touchpad, abbastanza inutile dato che XP lo rileva già correttamente, i driver per la webcam, inutili anche questi perché XP riconosce la webcam, e i driver per il bluetooth, che non ho potuto testare, perché il bluetooth non è presente nel mio specifico modello e non posso assicurare nulla sul funzionamento dello stesso, mi spiace.
Per i driver chipset, SATA (indispensabili per l’installazione, altrimenti XP non riconoscerà il disco fisso) e della scheda wireless si possono scaricare le ultime versioni dal sito della Intel stessa, più precisamente nel centro di download. Aprite il sito cliccando sul link e scaricate l’utility di identificazione del chipset così: nel sito cliccate “Chipsets” sulla sinistra, poi “Chipsets software” e infine “Intel® Chipset Identification Utility”. Nella finestra che si apre selezionate il sistema operativo corretto, dopodiché accettate le condizioni d’uso e scaricate il tool (la versione più recente).
Dopo averlo scaricatelo avviatelo e comparirà una schermata simile a questa.

Qui dovrete cliccare sul nome del chipset, cioè quello che compare a destra di “Detected Chipset”. Quando avrete cliccato sul nome comparirà la pagina di download dei due software che vi interessano driver del Chipset e driver (scorrete un poco la pagina verso il fondo).

Cliccate sui link di download nella riga del vostro chipset (nel mio caso “Mobile Intel GM965 express chipset”) sia su “Intel® Chipset Software Installation Utility” che su “Intel® Matrix Storage Manager” (per aprirli contemporaneamente cliccate sui link tenendo premuto il tasto CTRL sulla tastiera). Nelle due finestre selezionate il vostro sistema operativo e premete “go!”.
Nella finestra di download del software del chipset scaricate il file (il primo della lista) “INF Update Utility – Zip Format”, accettate il contratto di licenza e scaricate il file zip. Al suo interno sarà disponibile il file di setup
Per i driver SATA, invece, scaricate il file “32-bit Floppy Configuration Utility” (il secondo file, è nella categoria Utilities, Tools and Examples) accettate il contratto di licenza e scaricate il file zip.
Ora, riaprite il centro download di Intel per scaricare i driver wireless. Questi sono più facili da trovare, premete su “Wireless Networking” e poi selezionate il modello di scheda wireless che avete. Sui 5920 ACER monta due modelli diversi, per sapere qual è potete scaricare un software come SIW che vi darà le informazioni su tutto l’hardware installato nel vostro Pc.
Ora tocca all’ultimo driver, ovvero quella della scheda video. Se avete una scheda video Nvidia il driver si può scaricare dal sito della Nvidia stessa, che finalmente ha deciso di supportare le proprie piattaforme mobili, anziché lasciarle nelle soli mani dei soli assemblatori dei Notebook. Apriamo la pagina di download Nvidia e andiamo a scaricare i driver giusti. Basta selezionare da “serie del prodotto” la riga “Geforce 8M series” e premere su ricerca. Comparirà la pagina da cui poter scaricare il driver, accettate le condizioni del contratto e scaricate il tutto.
Sulla serie 5920 ci sono anche modelli che montano una scheda video integrata Intel, in quel caso nella pagina dove avete aperto i link per scaricare i driver del Chipset e quelli SATA, aprite anche il link per i driver grafici e scaricate i driver “Intel® Graphics Media Accelerator Driver for Windows* XP”.
Ora che si è in possesso di tutti i driver necessari, si può cominciare a preparare il CD per l’installazione di XP. Prima di tutto salvate, magari prima estraendoli dai loro archivi zip, tutti i driver che avete scaricato e lasciate sul computer solo i driver SATA. Ora, scaricate ed installate nLite, disponibile qui. Il programma è disponibile anche nella lingua italiana, installatelo e poi avviatelo. Dopo aver confermato la lingua italiana, inserite il vostro CD con XP SP2 (non integrate il SP3, per ignoti motivi, come ho già ampiamente raccontato in un altro articolo l’avvio da CD non funzionerà, ma potete scaricare il SP3 a parte e installarlo dopo la formattazione). Se non avete il service pack 2 scaricatelo dal sito Microsoft, lo si potrà integrare nel CD.
In nLite premete su “sfoglia” e poi selezionate l’unità ottica dove inserito il disco di installazione di Windows, comparirà un avviso che vi chiederà di creare una cartella dove salvare il contenuto del CD stesso.
Finita l’operazione, premete avanti due volte. Ora, selezionate nel menù “Driver” e “ISO avviabile”. Se non avete il Service Pack 2 selezionate anche “Service Pack”.

Nella schermata successiva indicate al programma (tasto “seleziona”) dove è situato il file del service pack, che verrà integrato nell’installazione. Ricordate che questo passo non sarà necessario se avete già il CD di Windows XP con SP2. Ora, bisogna inserire il driver SATA; nella schermata che comparirà premete il tasto “inserisci” e poi “singolo driver”; cercate la cartella dove avete estratto i driver SATA, apritela, selezionate il file “iaAHCI.inf”. e premete apri. Nella nuova finestra, tenendo il premuto il tasto CTRL, selezionate ogni singola riga.

Premete ok e poi attendete l’esito dell’operazione.
Nell’ultima schermata del programma, premete “Crea ISO” e selezionate un posto dove salverete l’immagine ISO, che masterizzerete in seguito con un qualsiasi software di masterizzazione, ricordando di masterizzarla come immagine ISO e non come CD dati!!!!!!!
Ora avete il vostro CD di Windows XP col quale potrete formattare ed installare la vostra copia di XP sul portatile ACER 5920/5920G. Una volta finita l’installazione di XP, consiglio di installare i driver della scheda wireless o della scheda di rete LAN o del modem (dipende da come vi connettete ad Internet) e collegarvi al sito di Windows Update per installare tutti gli aggiornamenti. In seguito installate i driver mancanti, partendo dal chipset.
P.S. Sul sito di ACER è disponibile anche una nuova versione del BIOS per il portatile. Nonostante ci sia scritto che è per Vista, basta un minimo di ragionamento per capire che un BIOS non dipende da un sistema operativo. Potete anche aggiornare quello, io l’ho fatto, ma non ho notato grandi cambiamenti, per cui fate come volete.
Recensione Burnout Paradise
Il quinto capitolo della serie Burnout è finalmente disponibile per Pc Windows dal 9 febbraio, dopo essere uscito l’anno scorso per XBox e PlayStation. “Burnout Pradise” è un gioco di guida arcade ambientato nell’immaginaria città di Paradise City, dove si potranno eseguire evoluzioni con la propria macchina (salti, avvitamenti, rotazioni) oppure inserire il turbo è fuggire via alla velocità della luce o semplicemente distruggersi contro il primo palo che incontrerete.
Il giocatore potrà scegliere tra 75 macchine diverse, ognuna con le proprie caratteristiche, ma classificate in tre gruppi: Velocità, Aggressività e Stunt. La classificazione è in base al tipo di turbo e allo stile a cui le macchine sono più congeniali, ad esempio una macchina aggressività sarà più adatta a gare dove il vostro obiettivo sarà buttare fuori strada gli avversari, oppure una macchina stunt sarà migliore se dovrete fare qualche acrobazia.
Non ci sono solo le macchine e le gare in questo gioco, il tema principale è andare nei posti più impensabili, tetti e scarpate in primis, senza contare i 400 cancelli, i 120 cartelloni pubblicitari che non aspettano altro di essere sfondati e i 50 supersalti da provare, magari avvitandosi. Tutte questi, se scovati/ditrutti tutti permetteranno di guadagnare una macchina speciale. Ma bisognerà anche battere una serie di record, partendo dai tempi su determinate strade passando ad altri più demenziali. Nel gioco ci saranno anche 30 negozi dove potrete, gratuitamente, riparare, ricaricare il turbo e dare una riverniciata alla vostra macchina, se non vi piacerà il colore predefinito. Le vostre basi saranno i 5 sfasciacarrozze dove potrete selezionare la macchina più adatta di volta in volta e dove sarà possibile ritirare le nuove macchine che avrete appena distru..ehm guadagnato!
L’aspetto più curato sono gli incidenti, dove i rumori e le immagini rendono perfettamente l’idea di cosa voglia dire schiantarsi su un muro oppure che conseguenze può avere toccare una macchina a 200 km/h. Il vostro imperativo sarà violare in ogni modo il codice della strada, senza tante preoccupazioni (la polizia non c’è in questo gioco). Imperativo che sarà anche una necessità, perché durante le gare è l’unico modo per ricaricare il turbo a parte i vari distributori.
Come già accennato ci sono vari tipi di gare nel gioco per la precisione sono 5. La prima è “Gara” dove si è contro una o 8 macchine e si tratta di partire da un certo punto della città per arrivare ad un altro per primi, a differenza di altri giochi di guida arcade non ci sarà un percorso obbligatorio, anzi libero sfogo a coloro che sapranno trovare strade alternative. La seconda modalità è “Stunt” dove si dovrà girare in libertà la città per trovare i punti giusti da cui spiccare salti, avvitamenti, sfondare cartelloni e anche roteare in aria, per fare quanti più punti possibili. La terza è “Furia Stradale“, modalità che sarà apprezzata da chi non vede l’ora di fracassare qualche auto, l’obiettivo sarà effettuare un numero minimo di “takedown” cioè distruzioni dei concorrenti in gara. La quarta è “Uomo nel Mirino“, come nella modalità gara si dovrà raggiungere un certo punto della città, ma questa volta non ci saranno degli “innocui” concorrenti, ma svariate macchine che non vedono l’ora di fare a pezzettini lo sfidante di turno. In ultima “Strada rovente” dove con una ben precisa macchina ogni volta si avrà un tempo per raggiungere un certo luogo e se si sarà abbastanza veloci si potrà vincere una versione migliorata della macchina usata. Ma dove trovare questi eventi? Semplice, basta trovarsi ad un incrocio e fare un bel “burnout” per segnalare a chi è nei paraggi l’intenzione di scaldare le gomme (sfasciare qualche macchina).
Non di sole macchine si vive, però. In questo capitolo sono presenti anche le moto, ma in questo caso saranno una semplice serie di prove a tempo, alcune da svolgere di giorno e altre di notte.Decisamente meno appaganti, ma d’altro canto non è certo l’aspetto principale del gioco.
L’unico difetto riscontrabile è l’assenza di un GPS, che data la grandezza della mappa si fa sentire, ma anche un tachimetro non sarebbe una brutta idea, considerato lo stile del gioco, improntato sulla velocità Ma il vero difetto è dovuto alle scelte non sempre omogenee sull’effetto di un incedente, capita così che un leggeto tamponemento si trasformi nel più totale disastro per la vostra macchina, mentre un frontale non provochi alcuna conseguenza o, meglio, conseguenze ben più ridotte. La cosa si fa fastidiosa soprattutto nella modalità “Furia Stradale” dove si rischia di rovinare una buona prestazione per via di un’ammaccatura.
A parte questi lievi difetti, il gioco si presta bene per il tempo libero e dare libero sfogo alla nostra vena di follia su strada.
Guida alla configurazione di eMule

La rete pullula di guide per il buon vecchio eMule, perché dovrei scriverne un’altra? Il motivo è che voglio provare a creare una guida che permetta una configurazione totale del computer e non solo del software erede di eDonkey2000. Infatti, molti ignorano che la configurazione del programma vero e proprio è solo una parte del lavoro.
Cominciamo, quindi, partendo dall’installazione di eMule. Il programma si può scaricare dalla pagina del progetto eMule. Una volta avvenuta l’installazione partirà il wizard. Non c’è molto da impostare qui, mettete un nome di fantasia come nick, quello di default è noioso.
Riguardo alle altre impostazioni, quelle già presenti sono ottime, ossia riguardo il fatto che sia eMule a gestire le priorità di download e upload e, infine, l’offuscamento del protocollo, che dev’essere attivo. Decidete voi come impostare l’avvio del software, ossia se volete che si avvii insieme al sistema operativo e se volete che si colleghi automaticamente all’avvio del programma stesso. Sono scelte che non condizioneranno il funzionamento del software. Una volta premuto il tasto “Fine” comparirà un ultima schermata di configurazione:
Qua si può già cominciare ad impostare qualcosa. Assicuratevi che sia selezionato il sistema operativo corretto e poi selezionate il numero di download simultanei (1-5, 6-15, 16+). Questo parametro dipende da quanti file avete intenzione di scaricare assieme. L’ultimo parametro da impostare è quello della vostra connessione. Cercate il vostro profilo tra quelle disponibili, ma se non c’è, come Alice 7 Mega, per dirne uno, premete su “Personalizzata” e inserite sotto i dati (ricordatevi di selezionare l’impostazione giusta tra “Kilobyte per secondo” e “Kilobit al secondo”, ricordando che 8 KBit = 1 KByte e che i dati forniti dal provider sono in KBit).
Fatto questo, premete su applica e poi cliccate su Opzioni![]()
Selezionate “Connessione” e comparirà questa schermata:
I valori di upload e download vanno già bene, nel caso li abbiate impostati correttamente alla fine del wizard, altrimenti correggeteli, inserendo i valori in KiloByte. Quello che interessa ora è il limite. Per il download ha poco senso, per l’upload, invece, è molto importante. Il consiglio più diffuso è l’80% della banda disponibile. Quindi, nel caso di un Alice 7 Mega, essa sarebbe 38,4 KByte. Quali sono però gli inconvenienti di un ragionamento del genere? La banda varia, non è stabile al 100% o un altro valore! Varia di molto per giunta, per cui, per avere un’idea della propria banda bisognerebbe fare una serie di test di upload per un mese, ogni giorno. Tanto vale impostare “a caso”, cioè con criteri un po’ più empirici. Vale a dire che si inserisce un limite (spuntando l’apposita casella) e si testa per qualche tempo come si comporta la linea Internet. Se vedete che la navigazione normale è lenta, abbassate il limite o viceversa, se non notate problemi. Ricordate di tenere in considerazione se siete in una LAN, in questo caso il limite dev’essere più basso, per esempio con quattro computer il mio limite di upload è impostato a 20KByte, ma considerate che è l’unico computer su cui lavorano software peer to peer.
Gli altri due parametri importanti sono il numero di connessioni e il numero massimo di fonti da contattare. Il primo parametro è importantissimo e vi ritorneremo in seguito. In pratica si tratta di stabilire quante persone possono scambiare dati contemporaneamente col nostro client. È ovvio che più persone ci sono meglio è, però c’è un limite a questo concetto. La banda è limitata ed eMule stesso si occuperà di gestirle, le connessioni, per evitare che, ad esempio, la banda di upload venga suddivisa tra cento persone, con risultati insoddisfacenti (20Kbyte suddivisi per cento persone fa circa 204Byte a testa). Questa è la grande forza di eMule: la gestione di migliaia di persone con risorse limitate. Una qualità che programmi come uTorrent non hanno, ed è per questo che su questi ultimi vanno scaricati/inviati quattro o cinque file al massimo. Questo limite con eMule non c’è o, meglio, è ben più elevato. Tralasciando questa digressione, in questo caso bisogna considerare due aspetti:
1. La tipologia della vostra rete: c’è un solo computer collegato ad Internet? Se sì, quanti sono e come sono usati?
2. Esigenze particolari?
Il numero di connessioni, infatti, ha un limite. Ad esempio, perdonate lo spam, il router Netgear 54G fatica a sostenere più di cinquecento connessioni contemporaneamente. Quindi, nel caso abbiate questo router, sapete già che impostare un valore sopra il 500 non ha senso. Bisogna anche considerare che la navigazione normale ha bisogno di un certo numero di connessioni, e così via. In sostanza, non si deve essere troppo avidi, in particolare se non siete i soli utilizzatori della linea, rischiate di rendere impossibile l’uso di Internet agli altri utilizzatori.
L’ultimo parametro da impostare nel programma p2p è il numero di fonti massime da contattare. Anche questo parametro è da stabilire in base alla banda disponibile. Sappiate che per contattare le fonti di un file, eMule sfrutta banda (sia in download che in upload) non regolata nei limiti visti sopra. Questo parametro, insomma, è un arma a doppio taglio: meno fonti contattate può voler dire andare più lenti, ma si lascia più banda libera al client per inviare e scaricare dati, più fonti può voler dire soffocare la banda, ma la velocità di download dovrebbe salire perché si può scaricare da più persone. Cercate di non stare troppo bassi, 500 può andare bene con un ADSL, ma considerate anche che i file con 400-500 fonti non sono così frequenti.
Apro una parentesi, l’ennesima. Vi starete domandando: “Non era una guida questa?” o “Io pensavo di leggere che valori impostare” ed altro. La mia risposta è: “Quello che state leggendo vi dirà come impostare il vostro client ed altro”. Sembra complicato, ed un pochino lo è, però non si può pensare che basti un test della linea per sapere tutto. Bisogna capire cosa si imposta, le proprie esigenze ed altri parametri che variano caso per caso. Solo così si capirà come impostare il tutto.
Come ultima cosa guardate la scheda “Cartelle”
Dovete solo impostare le cartelle dove verranno salvati i file che eMule scaricherà e dove li sposterà una volta completati. Potete chiudere pure la finestra “Opzioni” e cliccare su “Server”
Qui potete scegliere il server al quale connettervi. A cosa servono i server in questa tipologia di rete p2p? Servono per scambiare i dati sulle fonti dei file tra i vari peer, cioè a mantenerli “in contatto”.
Purtroppo, però, nella rete eDonkey ci sono diversi server fake, cioè che danneggiano la rete (statistiche pompate, invio di malware) e per questo è bene tenere pulita la propria lista. Per tenere aggiornata la propria lista è possibile seguire un consiglio che arriva direttamente da p2pforum: selezionate i server esistenti e cancellateli, dopodiché nella schermata server identificate la casella “aggiorna server.met da URL”
Lì copiate l’indirizzo http://upd.emule-security.net/server.met e poi premete aggiorna ![]()
Ogni tanto, due settimane circa, ripetete la procedura cancellando i server esistenti. Per finire di configurare questo importante aspetto della sicurezza andate di nuovo nel menù opzioni
e selezionate la scheda server
Qui controllate che nel riquadro “Aggiorna” non ci sia alcuna spunta verde come da immagine:
Non spuntate nulla, altrimenti renderete il lavoro vano, perché si aggiungeranno altri server indesiderati.
Ora possiamo uscire dal programma e configurare il computer. Se ce l’avete, sicuramente il vostro firewall vi avrà già fatto delle domande in merito al livello di accesso che deve avere eMule. Non posso descrivere in questa guida le procedure per tutti i firewall. In generale si tratterà di aprire le singole porte che usa eMule (per sapere che porte dovrete aprire e che protocollo impostare guardate l’immagine della scheda “Opzioni” nel riquadro “Porte del client” mostrata più in alto). Anche se in generale l’impostazione sarà più semplice, come con Zone alarm free, dove è sufficiente controllare che in “Controllo dei programmi” —> programmi. Emule abbia tutte le spunte verdi ![]()
Nel caso abbiate un router è da configurare anche quest’ultimo, ma se non l’avete potete passare direttamente al paragrafo successivo.
La prima cosa da capire è “avete un router?”. La risposta è si, se siete collegati via Ethernet e non USB a quella cosa che usate per connettervi ad Internet. Di seguito la spiegazione per configurare correttamente il router Alice Gate VoIP 2 Plus Wi-fi. Ho scelto di descrivere questo modello per due motivi: il primo è che è quello che uso in casa, il secondo è che è meno intuitivo di altri router nella configurazione.
Apriamo il browser (Internet Explorer o altri) digitando l’indirizzo IP 192.168.1.1 nella barra degli indirizzi
Comparirà la schermata di configurazione, clicchiamo su LAN per assegnare un IP al nostro computer, altrimenti non potremo configurare correttamente il firewall.
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
e dopo su configura LAN
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
Nella nuova schermata
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
identifichiamo il computer in uso dal suo IP e scriviamo sotto la colonna “assegna IP” l’IP che vogliamo assegnare (deve essere del tipo 192.168.1.x dove x è un numero da 2 a 254). Spuntate la casella assegna e poi premete su salva.
Se non conoscete il vostro ip, cliccate su start—-> esegui. Digitate cmd e poi ok. Nella nuova schermata digitate ipconfig. Compariranno quattro scritte, la seconda è quella che vi interessa e che vi serve per identificare il vostro pc.
Ora dovete riavviare il computer o il modem affinché le modifiche abbiano effetto sul pc.
Ora, accediamo di nuovo alla schermata di configurazione e cliccate su port mapping:
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
Nella nuova schermata identificate “Virtual server personalizzati”:
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
Negli spazi mettete un nome, selezionate l’IP del vostro computer, che deve coincidere con quello impostato nel passo successivo, mettete il numero della porta TCP che avete impostato in e-Mule e in tipo porta scegliete “TCP”. Infine cliccate “attiva”.
Ripetete il procedimento con la porta UDP di e-Mule. Il risultato sarà circa questo:
/clicca sull’immagine per visualizzarla ingrandita /
Alcuni potrebbero accorgersi che sono già disponibili delle regole predefinite per e-mule nella sezione “Port Mapping per applicazioni Gaming”, ma le porte non sono modificabili e lasciare quelle di default di e-Mule è un errore, perché in caso di politiche che rallentano il p2p i provider colpirebbero il traffico indirizzato su queste porte. Per gli altri router il procedimento non è dissimile, bisogna prima impostarlo affinché assegni un certo IP ad un determinato PC e poi aprire le porte al pc stesso.
Ora che è stato impostato il router, passiamo all’ultima fase per preparare il vostro Pc all’uso con eMule, ovvero impostare il limite di connessioni. Questa operazione si può fare in molti modi, quello che mi pare più semplice è l’uso del software xp-antispy, scaricabile da qui.
Dopo averlo installato e avviato premete su speciale—> limite di connessione…
Nella nuova schermata
premete su “sì, lo voglio” (frase molto evocativa!), ma prima vi consiglio di leggere l’avviso, anche perché c’è scritto come fare a rendersi conto di eventuali problemi dopo la modifica del parametro. Nella nuova finestra potrete operare la scelta, ma prima di tutto fate un backup dei file che andrete a modificare premendo sul tasto +
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Ora selezionate dal menù a cascata o digitate a mano il valore di connessioni che avete impostato in eMule e poi premete il tasto “Patch”.
Chiudete il tutto. Potreste ricevere un avviso da parte di Windows che vi avverte della modifica di alcuni file di sistema, rispondete che volete mantenere i files modificati.
Questo era l’ultimo parametro da impostare, ma è conveniente seguire questi consigli: eMule è “lento” ad ingranare per cui può aver bisogno di ore prima di dare il massimo di se stesso, non scaricate file illegali, nonostante le leggi attuali siano assurde si rischia pur sempre il carcere oltre ad una multa molto salata. Attenzione ai fake, ovvero i file fasulli, controllate sempre che le dimensioni siano ragionevoli, un file video non potrà mai pesare 200KB! Attenzione anche ai virus, ricordate di tenere sempre aggiornato il vostro antivirus e quando su un file sono presenti dei commenti, leggeteli e se volete aggiungetene anche voi, per segnalare problemi (fake o virus) oppure che è un file buono. Ultimissima cosa, condividete molto, ma non troppo: almeno 200 file sono raccomandati, ma sopra i 500 si rischiano problemi di blacklist.
Buon download!
Per chi dice che XP è semplice da usare

Racconto la mia ennesima avventura col portatile Acer 5920G. Un portatile dannato, perché a fronte di ottime componenti (per 1000€ quando l’ho acquistato era una vera bomba) non li sfrutta appieno a causa di un assemblaggio orribile, che causa seri problemi di surriscaldamento, e da un supporto driver penoso (Acer latita per i driver per piattaforme diverse da Vista e sul sito sono presenti solo quelli per questa piattaforma, che non vengono mai aggiornati).
Stavo parlando di XP e della sua “facilità d’uso e configurazione”. Come al solito dopo un anno i problemi saltavano fuori come funghi: di arrestarsi Windows non ne voleva proprio sapere, dannato latitante, mentre Firefox non si avvia, se non dopo aver creato svariate icone (sante) sul desktop.
Eccomi, quindi, pronto per la formattazione: driver, vecchi, ma funzionanti ce li ho, CD di Windows XP con i driver SATA dell’hard disk integrati ce l’ho e ormai che c’ero ho integrato anche il SP3 e infine i backup su CD e DVD dei miei dati li ho fatti. Cominciamo subito malissimo, perché mi si brucia la chiavetta USB da 4GB comprata ad ottobre 2008 (Kingston). Vabbè, fa nulla intanto formatto, per salvare l’immagine della partizione con l’installazione di XP pulita comprerò, come poi ho fatto, una nuova chiavetta USB.
Si continua peggio, però! Inserisco il CD, lo faccio partire e….non succede nulla! Mi compare la scritta “Verifica componenti hardware in corso” e poi schermo nero, roba da funerale oppure era uno specchio del mio umore. Assolutamente sprezzante del detto “Il buongiorno si vede dal mattino” faccio partire l’installazione direttamente da hard disk. Si muove qualcosa, riconosce qualche componente dopodiché schermata nera e 1 secondo dopo una bellissima schermata blu, come non ne vedevo da tempo: “Attenzione Windows è stato arrestato per evitare danni al computer” con scritto “Errore 0x000007B” che vuol dire che qualcosa, a livello di periferiche di boot, non va bene.
Il mistero aleggia su questo errore, finché, preso dalla disperazione, provo con una copia di XP SP2 (senza l’ultimo Service Pack) e magicamente l’errore scompare! Fantastico, peccato che fossero le 23 di sera, in sostanza tutto da rinviare al giorno dopo.
Il giorno dopo sono pronto, chiavetta da 8GB (Philips), CD di XP SP2 con i driver SATA integrati e via verso una nuova formattazione che finalmente comincia. Inserisco il CD, parte, gli indico la partizione dove andrà ad installarsi, già sapendo che dovrò reinstallare Grub (c’è anche Ubuntu sul Pc) di cui XP fa piazza pulita. Comincia l’installazione, ma mi rendo conto che c’è qualcosa di strano. La formattazione non me la chiede! Mi ha solo detto che verrà cancellata l’installazione di XP precedente! Non ci bado troppo, se non per scoprire a fine lavoro che non ha formattato alcunché! Nel computer mi ritrovo tutti i programmi, le cartelle (tranne Windows) e i documenti dell’installazione precedente!
Ricomincio tutto da capo, avendo cura di eliminare la partizione con NTFS esistente. Dopo averla eliminata, gli dico di crearne un’altra, ma compare un bellissimo messaggio: “impossibile creare una partizione, limite del numero di partizioni su questa unità disco raggiunto”! Mi fermo a riflettere un secondo: “Limite di partizioni raggiunto? Ma se con Gparted, ovvero editor partizioni di Linux, ne posso tranquillamente creare quattro!” Infatti il limite di partizioni primarie è quattro.
Ci rimango di sasso, ma mi tocca eliminare tutte le partizioni con una distro live di Linux. Ora finalmente posso installare il mio Windows XP SP2. Tempo totale dell’installazione, considerando una formattazione dell’hard disk in NTFS e gli aggiornamenti, circa due ore e mezza. Prima di proseguire nella configurazione di XP, devo anche reinstallare Ubuntu. Per quest’ultimo 40 minuti (considerati gli aggiornamenti) ed è fatta.
Ora tocca alla configurazione e l’installazione dei programmi di Windows XP: altre tre ore e più (ho dovuto scaricare di tutto) senza considerare tutte le impostazioni dei programmi. Dopo tutta sta faticaccia, finisco di sistemare Ubuntu e Grub: 10 minuti a farla grossa, considerando che tutto quello che mi serve (tranne il compilatore per il c++) c’è già.
Insomma, inutile mettere la grafica Aero e altre fighettate se non si imposta una migliore gestione delle partizioni. Sotto questo punto di vista, ma non solo questo, Linux è avanti migliaia di anni luce e mi sembra quasi vergognoso che una persona debba eradicare la propria distro Linux perché di creare una nuova partizione o di formattarla, Windows non ne vuol sapere!
Una sconfitta totale

Oggi in Europa si può dire che a vincere sono stati in pochi, più che altro si può parlare di sconfitte. Nel più totale silenzio dei media, se si esclude le testate del settore informatico, in Europa si è votato il pacchetto Telecom.
Il pacchetto Telecom, come dal nome, conteneva svariate norme sulle telecomunicazioni, e proprio oggi in parlamento europeo si è tenuta la consultazione per approvarlo o rigettarlo.
Questo pacchetto ha avuto un percorso quanto mai travagliato, fermo in parlamento da circa metà 2007, aveva già subito varie letture e votazioni, sia nelle commissioni sia nel parlamento stesso. L’ultima votazione in parlamento europeo, sostenuta dalla commissione, è stata rigettata dal consiglio d’Europa, che è venuto in contro alle esigenze del presidente francese Sarkozy.
Oggi c’è stata una nuova votazione, votazione che sembrava fosse compromessa da una mossa alquanto vigliacca, ovvero imporre un ordine del giorno che condizionava pesantemente due emendamenti molto importanti: il 166 e il 138. Nella pratica si imponeva di rigettare un intero blocco di disposizioni prima di poter discutere di queste norme, una vera e propria imposizione dall’alto, contraria a qualsiasi principio democratico. Ben difficilmente un intera disposizione sarebbe stata rigettata al solo scopo di poter discutere di un singolo aspetto.
Cosa trattavano i due emendamenti, qui il testo, che non piacevano a determinati soggetti, tanto da costringerli a violare i principi della democrazia? Argomenti scottanti, ovvero net neutrality e divieto di disconnessioni forzate in stile Sarkozy.
Per la precisione l’emendamento 138 sanciva l’impossibilità per un organo amministrativo di disconnettere in modo forzoso un cittadino dalla rete internet, in quanto avrebbe comportato una sostanziale restrizione nella libertà di accesso alla cultura, all’informazione e alla libertà di espressione, vale a dire ciò che è tutelato dalla carta dei diritti dell’unione europea. Questi temi sono molto delicati, tant’è che anche la costituzione italiana, all’art 13 sancisce che “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. Nella pratica si tratta di formalizzare che un accesso ad internet è un diritto del cittadino europeo, come lo è già il telefono e la posta.
L’emendamento 166, invece, imponeva la net-neutrality, ovvero quel concetto per cui ogni singolo bit dev’essere trattato nella stessa maniera. Questa norma sanciva che le eventuali restrizioni all’accesso di contenuti, applicazioni e servizi fossero vietate, salvo casi eccezionali che non dovevano inibire o limitare lo sviluppo della società e/o i diritti dei cittadini.
Due emendamenti molto importanti per la rete e le libertà civili, ma che ovviamente non rendono felici molti soggetti, major in prima fila che vedono di cattivo occhio un provvedimento, il 138, che elimina una possibile, per quanto lesiva dei diritti dei cittadini, contromisura contro la pirateria. Altri soggetti contrari, per il 166, i provider stessi che della net-neutrality non vogliono sentir parlare molto, anzi sarebbe un grosso vantaggio, dato che senza impostazioni di legge possono creare, per esempio, due tipi di abbonamento, uno senza filtri e uno con, ovviamente a costi ben diversi o peggio ancora rallentare applicazioni come Skype per monopolizzare il mercato VoIP o bloccarlo.
Alla fine non è andata bene per nessuno. L’ordine del giorno per l’emendamento 166 non è cambiato, portando all’approvazione del rapporto Harbour, che sostituisce l’emendamento 166 con una versione molto più vaga, che prevede solo che il consumatore sia informato sulle pratiche di filtering. C’è da dire che nonostante non sia una legge perfetta, sancisce quantomeno il diritto del consumatore ad essere informato.
Per quanto riguarda l’emendamento 138, invece, l’ordine di voto è stato invertito, grazie a vari interventi dei parlamentari stessi. Decisivo è stato quello della parlamentare dei verdi Rebecca Harms, che ha permesso la votazione dell’emendamento stesso senza condizionamenti. Approvazione schiacciante su 635 presenti ben 407 hanno votato a favore e solo 57 hanno votato contro, gli altri astenuti. Se non fosse passato questo emendamento, sarebbe stato approvato uno più blando, che permetteva la dottrina Sarkozy, ma che sanciva il diritto di un utente disconnesso di fare ricorso ad un tribunale giudiziario, decisamente meno garantista.
Ciononostante quelli che possono tirare un sospiro di sollievo sono solo i contrari al 166, perché l’intero pacchetto sarà sottoposto ad una terza lettura. Lettura che per il rapporto Harbour sarà poco più una formalità, ma che potrebbe essere una nuova prova per l’emendamento 138, nonostante l’approvazione quasi unanime del parlamento.
La guerra, insomma, non è vinta e si profila una nuova battaglia per sancire il diritto di ognuno ad avere una connessione ad internet a banda larga senza correre il rischio di vedersela sottrarre da interessi di pochi privati.
La sconfitta e la vittoria

Niente da fare. Pirate Bay è stata riconosciuta colpevole dal tribunale di Stoccolma. Uno dei più grandi siti e motore di ricerca per file torrent è stato condannato per “aver agevolato la violazione del diritto d’autore”.
Eppure il processo cominciato e terminato a Febbraio (la sentenza è arrivata ora, ma l’udienza era terminata il 3 Marzo con le arringhe della difesa) era cominciato quasi come una passeggiata, una buffonata, un vero e proprio processo ai limiti della farsa per celebrare la legalità della Baia dei pirati made in Sweden.
Sia il sito allestito per l’occasione, sia i soliti proclami con cui ci avevano abituato i fondatori del sito facevano intravedere una sola cosa: un massacro delle major. Massacro che all’inizio sembrava cosa fatta, sia per il solito copione tenuto dai dirigenti major, con certezze sull’assetto illegale del sito e richieste faraoniche che facevano sbellicare dalle risate i fondatori e non solo, sia perché sin dalla prima settimana ben metà delle accuse erano finite “su per il camino”, coi giudici e l’accusa stessa che pian piano si rendevano conto che qualcosa di sbagliato nell’assetto delle accuse c’era, ovvero il protocollo BitTorrent. Non sapevano cos’era un file torrent e non sapevano dell’esistenza del protocollo DHT (una sorta dell’equivalente della rete Kad, anche se il confronto non regge al 100%).
Il colpo di grazia sembrava la caduta dell’accusa di “complicità nella violazione del copyright”, la più grave, ma rimaneva quella di “complicità nella messa a disposizione” ben altra accusa, ma comunque di una certa gravità.
Eppure le major proprio tutto non avevano sbagliato, perché sin da subito hanno fatto una richiesta di risarcimento danni, relativamente, bassa: 10 milioni di Euro, quando si è abituati a sentire cifre ben peggiori; forse avevano capito che una richiesta più elevata sarebbe stata respinta in blocco. Altra freccia, che si è rilevata decisiva, è puntare lì dove The Pirate Bay era poco protetta: gli introiti pubblicitari. Secondo l’accusa, insomma, c’era del business dietro quel sito, business che faceva fruttare cifre interessanti ai vari admin. A poco sono servite le smentite dei vari imputati, visti i risultati odierni.
Intanto il processo andava avanti, senza grosse novità e nessuna segnalazione particolare se non che il quarto imputato, Lundström, del Partito Pirata Svedese, sin da subito aveva approntato una strategia difensiva che puntava ad escluderlo dal sito stesso. In effetti l’unico evento che lo collegava alla baia era solo aver fornito le basi, cioè due server, per la nascita dell’indicizzatore di file torrent, ma dopo questo gesto non aveva fatto nulla di diretto.
Tutte cose che non sono servite a niente a quanto pare: tutti e quattro sono stati condannati ad un anno di carcere e al pagamento di una somma di 2,7 milioni di Euro.
Sconfitta totale? Non proprio e i motivi sono lampanti. Per prima cosa era già caduta, ancora prima della sentenza, l’accusa di “complicità nella violazione del copyright”, l’accusa più grave in sostanza e le label si sono dovute accontentare della “complicità nella messa a disposizione”, che è come passare da omicidio doloso a colposo, sempre grave ma di tutt’altro livello. Il secondo è l’importo a cui sono stati condannati i quattro: 2,7 milioni su 10 milioni richiesti, cioè il 27%. Inoltre, è chiaro anche perché c’è stata la condanna, vale a dire quell’accusa di business sul sito che è pesato come un macigno agl’occhi dei giudici, che hanno visto la baia più come una vera e propria azienda a fine di lucro che come un semplice sito.
Ora non resta che aspettare l’appello, hanno tre settimane di tempo per richiederlo, per il momento la vicenda si chiude così, con la blogsfera che si sta già interessando al caso.
Windows XP: da oggi cambia il supporto

Windows XP ha cominciato il suo percorso verso la pensione, percorso che non è dei più brevi, dato che terminerà nel 2014. Cosa cambia da oggi? Ora Microsoft non supporterà più XP come “mainstream”, ma come “extended“, limitando il rilascio delle patch a quelle necessarie, ovvero per la gestione dei problemi di sicurezza e altri bug che possono causare seri problemi.
Per le altre tipologie di aggiornamenti sarà obbligatorio sottoscrivere un abbonamento a pagamento. Da questo abbonamento sono ovviamente escluse, come già detto, le patch inerenti alla sicurezza.
XP nasce nel 2001 ed a otto anni dalla sua uscita gode ancora di una fortissima popolarità, tale da mettere in difficoltà il suo predecessore, Vista, da molti giudicato eccessivamente pesante. Questo sistema operativo è tutt’ora commercializzato sia sul mercato dei pc “classici” sia sul mercato netbook, a causa della pesantezza di Vista.
Non sorprenderebbe, insomma, se Microsoft ritornasse sui propri passi a causa della pressione di molti utenti che non vogliono proprio mollare il sistema operativo XP.
Te lo do io il cloud computing!

Cos’è il cloud computing? Wikipedia lo definisce così: “In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse (storage, CPU) distribuite. La caratteristica principale di tale approccio è di rendere disponibili all’utilizzatore tali risorse come se fossero implementate da sistemi (server o periferiche personali) “standard”. L’implementazione effettiva delle risorse non è definita in modo dettagliato; anzi l’idea è proprio che l’implementazione sia un insieme eterogeneo e distribuito – the cloud, in inglese nuvola – di risorse le cui caratteristiche non sono note all’utilizzatore”.
In sostanza, è un’idea che si può applicare a qualsiasi livello, locale e mondiale. Nel caso più comune per cloud computing si intende il caso mondiale: accedere ad un proprio “sistema” con qualsiasi computer (in parole MOLTO povere accedendo da un qualsiasi computer potete avere il vostro desktop, le vostre icone, i vostri programmi e tutto il resto). Nella pratica questo non è ancora diffuso, ma diffuse sono le applicazioni come Google Docs che si basano sullo stesso principio.
Il concetto in sé è fenomenale: nessuno dovrebbe possedere un computer, ma ognuno potrà avere una sorta di account. Non si dovranno trasportare ingombranti notebook o minuscoli netbook, si accede da un terminale qualsiasi e si potrà fare ogni cosa che si fa adesso, senza alcun pericolo per la privacy (a livello locale intendo), perché i dati che vengono gestiti sono archiviati da tutt’altra parte.
architettura del cloud computing
Un’idea innovativa e geniale sotto molti aspetti; basti pensare che condividere un file sarà una schiocchezza, in quanto i trasferimenti saranno tra server che con i cavi in fibra ottica possono tranquillamente trasferire 6mila DVD al second (40 Gbit/s è una velocità standard su fibra). Naturalmente non c’è solo questa visione del mondo “Cloud”, un’alternativa è che i dati rimangono memorizzati in locale, mentre le applicazioni agiscono da remoto, eliminando il problema dell’immagazzinamento dati da parte di terzi. In entrambi i casi si solleverà l’utente da uno dei compiti più gravosi, ovvero la manutenzione del sistema (aggiornamenti delle applicazioni in primis), aspetto vitale di ogni sistema, ma tralasciato da molte persone.
Un bel sogno, ma sogno rimarrà. I motivi sono essenzialmente due:
1. Il signor Murphy
2. Non siamo tutti buoni a questo mondo
Per il punto uno, c’è poco da dire. Murphy è più di una persona, è colui che ha stabilito la legge “se una cosa può andare male, andrà male” con tutti i suoi corollari, che dominano e domineranno inconstrastati il nostro tempo, il nostro passato e il nostro futuro. Inutile ipotizzare gli scenari più apocalittici, basti pensare a cosa succede se una città come Padova, non poi tanto grossa, rimane isolata dalla rete perché si rompe il cavo che la collega alla backbone di Telecom. In un istante migliaia di persone non possono più fare nulla: non solo con la rete, ma sotto qualsiasi aspetto. Ormai l’informatica ha permeato ogni aspetto della nostra vita, se oltre all’interazione con l’esterno si perde anche la possibilità di gestire i dati presenti nei propri elaboratori è una catastrofe. La conseguenza più ovvia sarebbe una forzata inattività.
Murphy è anche più sottile: ricordo che la rete è un elemento in sé inaffidabile (basti pensare che il protocollo Ethernet usa CRC-32 per identificare eventuali errori, su cavi relativamente corti). Controlli o meno, insomma, qualche errore non si rileva e viene memorizzato come informazione catastrofiche, con conseguenze mostruose Già ora il problema c’è, figuriamoci se si presenta su ogni possibile elaborazione dei dati. Questi sono più che altro aspetti tecnici, che un giorno potrebbero anche essere risolti, basti pensare che esistono, ma non sono ancora stati trovati, codici di controllo e correzione dell’errore che possono fare miracoli.
Quello che pesa come un macigno, però, è il secondo punto: non tutti siamo buoni a questo mondo. Vi immaginate se un admin malevolo si “dimentica” di aggiornare una certa applicazione? TUTTI i nostri dati sarebbero nelle mani del cracker di turno, che potrà venderli al miglior offerente o usarli per propri fini. È proprio questo il problema, ogni singolo server che gestirà e memorizzerà i dati dovrebbe avere una policy di sicurezza che renderebbe ridicole anche quelle imposte dalla CIA. Senza contare che c’è il problema di dove risiedono fisicamente i dati: USA? Italia? Cina? Ogni stato ha le sue leggi e le tutele per i dati personali sono differenti. Immaginiamo la situazione di uno statunitense che ha i suoi dati memorizzati in Cina e che il governo cinese decida di darci un’occhiata e si appropria di numero di conto corrente e password associata, trasferendo i soldi nei propri conti. Le conseguenze future potrebbero anche essere crisi diplomatiche e guerre, ma nell’immediato ci sarà un povero disgraziato senza un soldo.
Ovviamente sono scenari estremi, non lontani dalla realtà, ma estremi. Ciò non vuol dire che il problema non esiste, anzi, il problema c’è e se si vuole arrivare al cloud computing definitivo bisognerà risolverlo. Per il momento siamo ad un livello intermedio, dove ognuno ha un proprio Pc con un proprio sistema e solo alcune applicazioni lavorano al di fuori di questo ambiente, ma già ora cominciano a manifestarsi problemi, problemi che non dovrebbero mai verificarsi secondo molti, ma non secondo Murphy…


















