Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]
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Fidatevi solo dell’aiuto del pubblico
Certo, la vicenda è abbastanza strana. Ma questo dimostra che non sempre si può fare affidamento a Wikipedia, soprattutto se di mezzo ci sono tanti soldini. Il luogo di partenza è lo studio televisivo di Chi vuol essere Milionario?, il quiz televisivo capitanato da Gerry Scotti. La domanda alla quale il concorrente doveva rispondere (si spera, per lui) correttamente è la seguente: “Come morì Henry Hudson, l’esploratore che per primo risalì il fiume che oggi attraversa New York?”. Ecco le risposte plausibili: puntura di un insetto, indigestione, cadde dalla sua nave o per un ammutinamento.
Il concorrente non ha più gli aiuti e dopo un po’ di riflessione lascia perdere: mantiene i soldi che ha. Successivamente Scotti dà la risposta esatta, che è “a causa di un ammutinamento”. Ma i più attenti fans del Milionario non si sono lasciati sfuggire una visitina su Wikipedia, fonte delle nostre conoscenze.
Ebbene, sull’enciclopedia online la causa della morte era la seguente: “puntura di una vespa”. Inquietante! Così inquietante che qualcuno ha deciso di iniziare un’indagine… scoprendo che: (continua…)
La carta dei cento e il WI-FIght
Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.
Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .
Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.
Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.
Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.
Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.
Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.
Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.
Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.
Ne parlano anche Lucio Scarpa sul suo blog e su WI-FIght, e i due gruppi su Facebook sulla Carta dei cento e sul WI-FIght.
Il digitale terrestre: paghi e non vedi nulla?
Nonostante l’aumento delle regioni italiane passate al digitale terrestre negli ultimi giorni, con l’inclusione del Lazio, sempre esclusa la provincia di Viterbo (anche se nessuno ha ancora capito il motivo), questa nuova tecnologia inizia sempre più a dare preoccupazioni a molti Italiani, che dopo il passaggio non riescono più a vedere bene i canali televisivi che hanno sempre visto.
Ieri sera a “Mi manda raitre” molte sono state le testimonianze di problemi di questo genere, che vedono protagonisti cittadini di tutte le regioni interessate fino ad ora dal passaggio. Molti lamentano disturbi al segnale che con l’analogico non c’erano, altri sono completamente esclusi dalla visione dei programmi televisivi con la nuova tecnologia, altri ancora riescono a vedere i canali Rai solo ed esclusivamente dalle prime ore pomeridiane.
A “Che tempo che fa” anche la Littizzetto insorge sull’argomento, definendo il digitale terrestre come “quella roba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi bene, gratis”.
Internet premio Nobel per la Pace 2010
Wired presenta al Piccolo Teatro di Milano “Science for Peace“: la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010. Qui in streaming dalle 17.30 in poi.
Kindle (quasi) per tutti
Il Kindle è quel meraviglioso aggeggino che permette – tramite connessione 3G – di leggere le notizie dei maggiori quotidiani, dei romanzi e delle opere letterarie in formato ebook e che “darà un senso nuovo alla lettura, rivoluzionando il concetto di libro“. Il Kindle esteticamente è un piccolo gioiellino di tecnica e manegevolezza: 20 centimetri per 12 con un grande schermo da 6 pollici con risoluzione 600×800 a 16 toni di grigio, in uno spessore di appena 9 millimetri: in pratica più sottile di un iPhone (12 millimetri).
Sotto lo schermo c’è una tastiera completa di tutto, ottima per prendere appunti o cercare le parole all’interno dell’area di ricerca o del vocabolario integrato. Lateralmente ci sono quattro pulsanti per la navigazione tra le pagine, che, assieme ad un piccolo joystick, permettono facilmente di portarsi in una parte dello schermo senza problemi. I punti di forza sono la durata, la memoria interna e gli aggiornamenti dello schermo: due settimane la batteria, due giga di hard disk interno e la velocità praticamente immediata di regolare la grandezza dello schermo in base a ciò che si sta leggendo. Inoltre l’applicazione “Read-to-Me” permette di farsi leggere le notizie dal Kindle tramite gli auricolari o gli altoparlanti posti sul retro del device.
Il lettore di Amazon ha un costo ormai accessibile, infatti sul mercato americano si dovranno spendere circa 259 dollari, mentre per il mercato europeo il cambio euro/dollaro è notevolmente favorevole a quest’ultimo: oggi è in offerta a 250 euro spedizione compresa. La metà di un iPhone e poco meno di un iPod Touch di ultima generazione. Naturalmente i titoli da leggere avranno un costo a parte, e partiranno da 9.99$ per i libri, mentre i contenuti giornalistici variano in base agli abbonamenti ai quotidiani effettuati: in Italia funziona, per ora, solo con La Stampa a 19.99$ al mese.
Ma la notizia non è tanto per dirvi quanto sia figo e bello il Kindle – quello lo vedrete voi, ma che non ci sarà più bisogno di Kindle per leggere Kindle: Amazon ha deciso di mettere online “Kindle for PC“.
Già, per pc… (@#ث©€¤£¥ (scusate la bestemmia))
L’internet a banda stretta
Il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, aveva detto giorni fa che sarebbero stati stanziati 800 milioni di euro per portare la banda larga a 20 Mbps al 96 per cento della popolazione e a 2 Mbps al restante 4 per cento entro il 2012, così da ridurre il digital divide italiano. Il progetto era inizialmente quello di stanziare 1,47 miliardi per potenziare la già precaria rete internet nel nostro paese.
In paesi come Germania e Francia, i Governi hanno varato piani di sviluppo per portare la banda larga a 50 e 100 Mbps entro la prima metà del prossimo decennio; la Francia ha addirittura stanziato 10 miliardi di euro per portare, entro il 2012, la banda larghissima (quella oltre i 50 Megabit) a 4 milioni di abitazioni, mentre in Germania la cancelliera Angela Merkel ha promesso la stessa banda francese al 75 per cento della popolazione entro il 2014. Si pensa al futuro.
In Italia la Rete Internet è non soltanto sottosviluppata e scarsamente produttiva, ma il Governo in carica crede sia poco remunerativa economicamente e poco occupazionale in termini prettamente numerici.
I 1470 milioni erogati per la banda larga nazionale, provengono da fondi europei, da fondi stanziati dal precedente Governo e dai fondi del Cipe (Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), per cui sarebbero soldi già in cassa a cui serve solamente il via libera degli organi competenti – il Cipe, appunto. L’Europa e il Governo passato avevano stanziato 647 milioni di euro che si andavano ad aggiungere agli 800 che il Cipe doveva deliberare in questi giorni, ma Gianni Letta – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – ha dichiarato che “i soldi per la banda larga li daremo quando usciremo dalla crisi”. Chiariamo subito che i soldi non sono stati dirottati verso altre opere, ma solamente “bloccati” fin quando non si uscirà dalla crisi che investe l’intera economia mondiale. Pertanto la banda larga può benissimo aspettare.
Una recente stima della Comunità Europea prevede che il potenziamento delle infrastrutture internet nel Vecchio Continente porterà oltre un milione di posti di lavoro fino al 2015, e una crescita dell’economia europea di 850 miliardi di euro. Letta aggiunge che la banda larga per il Governo è un fattore prioritario, anche se non sembra…
In questo momento il Governo ha 400 milioni, tra fondi Infratel, rurali dalla Comunità Europea e derivanti da protocolli con le Regioni, e si stanno facendo bandi e creando infrastrutture. Manca un dato però: mancano ancora 210 milioni ai 1470 stanziati, i quali si recupereranno facendo un bando europeo dopo che si sbloccheranno gli 800 milioni dal Cipe. Dopo, appunto.
In Italia la banda larga è solo un utopia. Capisco che la crisi ha sovvertito tutti i progetti futuri, ma la gestione della crisi va affrontata soprattutto investendo in nuovi percorsi innovativi, in progetti che permettono di guardare al futuro e in infrastrutture che tendono all’ammodernamento più che al consolidamento di quelli presenti. Se i concetti di superamento della crisi vanno solamente nella salvaguardia di quello che già abbiamo, l’Italia – sesto paese al mondo – finirà per sopperire malamente alla crescita economica globale, con grave risentimento verso la politica produttiva di cui non siamo stati in grado di far fronte in questi anni.
E’ arrivato il Koala!
Venerdì scorso è stata finalmente rilasciata l’attesa nuova release di Ubuntu 9.10, denominata stavolta Karmic Koala.
Le novità sono parecchie rispetto alla precedente versione, prima fra tutte il nuovo kernel 2.6.31 e il Desktop Environment Gnome arrivato alla versione 2.28, mentre tra le rivoluzioni in uso già dalla 9.04, fa capolino il filesystem ext4 stavolta direttamente di default e non opzionale come prima.
Tra le altre novità si aggiunge anche il nuovo sistema di download per i software della comunità chiamato “Ubuntu Software Center“; la sicurezza è naturalmente il punto di forza di Ubuntu, difatti è stato migliorato ulteriormente il sistema per la gestione dei permessi Policy Kit, che aggiunge, alla già quasi perfetta sicurezza implicita in Linux, un grado maggiore per gestire la distribuzione sotto l’aspetto permissivo.
Fondamentalmente le novità rilevanti finiscono con l’ausilio di Ubuntu One: un servizio online che permette il backup e la sincronizzazione di file attraverso tanti computer collegati in rete.
Il rilascio di Karmic Koala a pochissimi giorni da Windows Seven, determina un notevole dispiegamento di forze da parte di Mark Shuttleworth e della sua Canonical. Windows Seven, a differenza di Vista, ha facilitato l’implementazione sui netbook – i mini notebook di cui oggi sono pieni tutti i centri commerciali -, però verrà installata solamente la “Starter Edition” per via dei costi eccessivi, quindi con limitazioni non indifferenti. Chi vorrà fare l’upgrade ad una versione superiore, sarà costretto a pagare una differenza che si rivelerà poco paritaria al rapporto costo/prodotto. Oggi un anno di supporto ufficiale per Ubuntu costa circa 38 euro, mentre l’upgrade da Starter a Premium per Seven costa cira il doppio.
Inoltre Ubuntu Netbook Remix (il nome della versione per netbook basata su Moblin) è testato su oltre 25 macchine, mentre Seven ha ancora diverse difficoltà di girare sulle più vendute.
La vera lotta sarà sempre più verso l’online. In un’intervista a The Register, Mark Shuttleworth ha chiaramente detto che si potrà competere con Windows ad armi pari. Se per il settore desktop l’utente ha la possibilità di riversare sul web i propri file tramite Ubuntu One, per il settore server e cloud la scelta cade naturalmente su Amazon e il servizio EC2.
La strategia di Canonical è quella di rendere la distribuzione quanto più competitiva possibile sul più ampio raggio d’azione, si combatte su tutti i fronti: dal desktop al server, dal cloud alle applicazioni mobili. Anche perché, da come dice Mark Shuttleworth «Ubuntu come piattaforma, e questo significa che dobbiamo essere pronti a combattere diverse battaglie allo stesso tempo». Tutto chiaro no?
Per finire eccovi i link: la pagina del download principale con la possibilità di scegliere la versione a 32 bit, a 64 bit e l’alternate, la Netbook Remix, e quella dei torrent. In questa pagina invece potete documentarvi e scaricarvi le versioni derivate: Kubuntu, Edubuntu, Xubuntu, Ubuntu Studio, Mythbuntu e la Server Edition.
Buon download e ricordate che la migliore soluzione per scaricare Ubuntu è usare i torrent. Sempre!
Nel 2050 saremo immortali
Nel 2050 saremo immortali. O meglio, qualcosa si muove in questo senso. Ray Kurzweil, abbastanza noto come inventore e scienziato delle imprese impossibili, sostiene proprio che i progressi delle nanotecnologie saranno indispensabili per l’umanità.
E questo lungo cammino ci porterà sempre più vicini alla possibilità di essere in una perfetta integrazione con le macchine. In pratica, si prospetta un futuro in cui uomo e tecnologia convivono all’interno dello stesso corpo, con tutte quelle conseguenze che si possono immaginare in modo molto immediato.
Ad esempio esisteranno delle piccole macchine realizzate artificialmente con l’obiettivo di andare a spasso per il nostro organismo riparando eventuali cellule danneggiate oppure creando delle copie dei nostri ricordi, per avere a disposizione in qualunque momento un “backup dei dati“.
Tutto questo, secondo Kurzweil, sarà fattibile e anche nel giro di pochi decenni, portando quindi l’umanità ad essere sempre più vicina ad un obiettivo molto ambizioso: l’immortalità.
Google Earth aiuterà a seguire i movimenti delle persone?
Possiamo iniziare a nasconderci da qualche parte, solo se siamo sicuri che nessuno realmente possa vedere dove siamo. Una ricerca in corso al Georgia Institute of Technology mira ad ottenere un risultato molto particolare: realizzare un sistema, con telecamere a circuito chiuso, per mappare movimenti di persone, auto e qualsiasi altra cosa che possa muoversi, in tempo reale su Google Earth. Ma ci pensate…?
Winston, il piccione più veloce dell’adsl
I piccioni viaggiatori costituiscono un ottimo modo per comunicare, anche nell’era dell’informatizzazione. E’ quanto hanno sperimentato i dipendenti dell’azienda sudafricana Unlimited, stufi di attendere anche diverse ore di tempo prima che i flussi di dati fossero trasferiti da una sede all’altra degli uffici della società con un’adsl che di veloce ha ben poco.
Allora, quasi fosse una sfida contro Telkom, la compagnia che gestisce il traffico telefonico e internet nel Paese, i lavoratori di Unlimited hanno deciso di utilizzare Winston, un piccione viaggiatore, al quale hanno affidato una memory card da trasferire in un ufficio a 70 km di distanza.
A corredo dell’evento, che è avvenuto il 9 settembre, è stato aperto un sito internet sul quale chiunque ha potuto seguire il viaggio di Winston e addirittura una pagina su Facebook, simbolo della necessità di modificare un po’ l’assetto attuale delle connessioni internet nel mondo.
L’esperimento è andato bene, nel senso che tra adsl e Winston, ha vinto proprio il simpatico piccione, che è riuscito a raggiungere la destinazione prevista in un’ora e otto minuti. Aggiungendo il tempo necessario a trasferire i dati dalla memory card al computer il totale è stato di due ore, sei minuti e cinquantasette secondi. Nello stesso tempo si è riusciti a trasferire attraverso la rete solamente il 4% della stessa quantità di dati.





