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Scritto da redazione il 27 agosto 2010

Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]

 

Posts Tagged ‘Cina’

La libertà in rete è un diritto

Posted By Jack Lagona on gennaio 25th, 2010


[La Grande Muraglia by Scamminick]

Il discorso del Segretario di Stato americano Hillay Clinton al Newseum di Washington sulla libertà in rete ha avuto delle conseguenze devastanti per i rapporti economici con la Cina, ma ha aperto una voragine tra la democrazia – o presunta tale – in rete e la censura attuata da alcuni paesi per bloccarne i contenuti e le espressioni individuali.

Mai come in questo periodo l’informazione è stata libera e globale. O avrebbe la libertà di esserlo. L’accesso libero all’informazione è fondamentale per la democrazia. Ci sono barriere e muri virtuali che vanno abbattuti, oggi, come un tempo abbiamo abbattuto i muri della repressione, e il muro di Berlino. Blog, video, messaggi, social network, hanno un ruolo fondamentale. Per diffondere verità e giustizia. Ci sono pericoli, perché la Rete aperta è stata utilizzata anche da Al Qaeda per lanciare minacce contro il mondo e recrutare terroristi. E’ utilizzata per pornografia e pedofilia, per rapimenti, mercati neri. Ma non serve la censura, come hanno fatto Cina, Tunisia, Arabia Saudita, Vietnam o Uzbekistan, per combattere chi usa Internet per scopi malvagi. Continueranno a esserci e dobbiamo esserne consapevoli. Dobbiamo aumentare la sicurezza, coordinare gli sforzi contro gli hacker in grado di minacciare la nostra economia, le banche online, l’e-commerce. Dobbiamo assicurare la sicurezza dei nostri network. E i paesi o gli individui che organizzeranno cyberattacchi dovranno affrontare delle conseguenze e la condanna internazionale.

Tutto nasce quando Google, presente nel paese asiatico ormai da anni, critica e denuncia l’attacco ai suoi danni di hacker cinesi, i quali avrebbero violato le caselle gmail di alcuni utenti asiatici. Nei giorni successivi addirittura il Presidente Obama ha ricevuto una delegazione di Mountain View per capire meglio che tipo di attacco avrebbero subito i server di Google, e immediatamente dopo si sono attivate le prime procedure diplomatiche per saperne di più dal governo cinese. Questa settimana il discorso del Segretario di Stato ha duramente attaccato quelli che, secondo l’amministrazione americana, sono la seconda varietà di stati canaglia: ovvero quegli stati che non aprono alle libertà individuali le maglie interne di internet, ma fanno in modo di censurare quei contenuti ritenuti dannosi dal regime. Naturalmente la risposta cinese non si è fatta attendere:
Internet in Cina è aperta e la Cina è il Paese più attivo nello sviluppo di Internet, alla fine dell’anno scorso i netiziens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di website, 180 milioni di blog. Gli Stati Uniti hanno criticato il modo in cui la Cina gestisce Internet e insinuato che essa ne restringe la libertà. Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su Internet per formulare accuse senza fondamento alla Cina. La Cina ha la sua situazione nazionale e le sue tradizioni culturali e gestisce Internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali, esprimiamo la speranza che gli Usa rispettino gli impegni presi dai leader dei due Paesi per uno sviluppo delle relazioni tra loro.

Che in Cina esista un grande fratello censorio che controlla tutte le comunicazione del paese in rete è fuori di ogni dubbio, però andrebbe anche ricordato che Google, quando ha aperto i propri uffici a Pechino, ha accettato implicitamente ed esplicitamente il grande proxy cinese. Però, nel momento in cui è stato toccato un proprio servizio, Google ha fatto il diavolo a quattro perché questa pratica sarebbe diventata illegale. A Mountain View sapevano che la Cina non era la patria dei diritti civili, come sapevano che la Rete non era libera come potrebbe esserlo nei paesi occidentali, ma hanno accettato comunque di iniziare il rapporto di lavoro col governo cinese per amore dell’arricchimento personale. Naturalmente non è una scusante la mancanza di democrazia, ma non può esserlo nemmeno se la stessa anti-democrazia ti ostacola nel tuo lavoro.

Yahoo nel 2005 fece arrestare il dissidente Shi Tao consegnando i suoi dati sensibili alla polizia cinese, e facendolo così condannare a 10 anni di carcere per aver detto al mondo che il regime ha vietato ai giornali cinesi di parlare dei tragici fatti di Piazza Tiananmen; il professore di lettere Liu Xiaobo, aderente dal 1989 al movimento democratico studentesco, è stato arrestato a Natale dello scorso anno per aver pubblicato degli articoli su dei siti web stranieri e sul fatto che è stato uno dei primi firmatari di Carta 08, un documento che critica il Partito comunista cinese e chiede l’instaurazione in Cina di un sistema democratico.

È proprio questo che si dovrebbe denunciare, ma non lo si fa quando in ballo ci sono i soliti interessi economici. Adesso Google ha deciso di dire apertamente le cose come stanno, speriamo non sia il solito fuoco di paglia causato de lesa maestà e che, invece, sia il primo grande passo per l’abbattimento dell’ennesimo muro antidemocratico. Quello della libertà.

Google e Cina: conseguenze e commenti

Posted By redazione on gennaio 13th, 2010

La “guerra” condotta da Google contro il governo cinese nelle scorse ore ed ancora in corso è stata commentata positivamente da alcune aziende statunitensi. Il conflitto è iniziato nella serata di ieri, quando con un comunicato la società di Mountain View ha comunicato di non voler più sottostare all’accordo con la Cina di filtrare i contenuti ritenuti “scomodi” da parte del governo. Tutto questo è successo a causa di alcuni attacchi ai server e alle infrastrutture di Google che secondo la società provenivano proprio dalla Cina.

Gli attacchi sono avvenuti nel corso del mese di dicembre e Google è arrivata a questa decisione solo dopo un’attenta analisi investigativa. Adesso, dopo la scelta dell’azienda, iniziano i primi commenti da parte degli analisti. Cosa perderebbe davvero Google se il governo cinese decidesse di escludere il popolare motore di ricerca dal mercato?

Secondo molti la perdita non sarebbe molto elevata. Da quanto si può facilmente vedere dalle percentuali che riguardano le ricerche effettuate online, nel 2009 la versione cinese di Google ha avuto solamente il 29% dell’utilizzo del popolare motore di ricerca online. Il 62% delle ricerche gli utenti l’hanno effettuato su Baidu, il primo motore in Cina, rivale di Google.

Insomma, considerando queste analisi basate sul controllo del mercato pubblicitario nello Stato, la perdita sarebbe di nemmeno 600 milioni di dollari, che sembrano tanti ma in realtà sono davvero poco in relazione a quanto ricava Google dal mercato internet di tutto il resto del pianeta.

Google contro la Cina

Posted By redazione on gennaio 13th, 2010

La notizia sta facendo il giro della rete e al momento si sa davvero molto poco, ma sembra che la divisione cinese che si occupa della gestione del più usato motore di ricerca al mondo abbia deciso di non rispettare più gli accordi con la Cina per il filtraggio dei contenuti sulle pagine di Google. La decisione, presa attraverso la diffusione di un comunicato, arriva in seguito ad alcuni attacchi che Google e altre aziende molto importanti dal punto di vista del web e dell’informatica hanno subito recentemente.

Questa volta, dice Google, è stato diverso. Le aziende, tra le quali spicca anche Adobe, dichiarano di essere state vittima di un attacco mirato, tanto che proprio Google ha deciso di iniziare un lavoro di indagine molto preciso. Potrebbe essere l’inizio di una ribellione che porterà Google ad abbandonare del tutto il mercato cinese? Seguiremo gli ulteriori sviluppi della vicenda nelle prossime ore.

La Cina non ha paura di internet

Posted By redazione on marzo 24th, 2009

“Molta gente ha la falsa impressione che il governo cinese tema Internet. In effetti è esattamente l’inverso. Internet in Cina è aperto, ma ha bisogno di essere regolato dalla legge per prevenire il diffondersi di informazioni dannose per la sicurezza nazionale.”

Sono queste le parole di un portavoce del Ministro degli Esteri cinese, che mirano a tranquillizzare gli utenti cinesi della rete, spesso esposta a censure per evitare il diffondersi di informazioni contrarie alle opinioni governative.

L’annuncio arriva in seguito alle polemiche che vedrebbero molto probabilmente il popolare portale di video sharing YouTube bloccato dallo Stato da lunedì sera, dopo aver funzionato per un mese soltanto ad intermittenza.

Vatican.va in lingua cinese

Posted By redazione on marzo 17th, 2009

Da oggi dovrebbe essere lanciata una versione del sito www.vatican.va in lingua cinese. La notizia è stata diffusa da fonti interne alla Santa Sede, che hanno spiegato come l’intenzione sia quella di far arrivare dei messaggi cattolici a quella parte dei cinesi ai quali è impedito di riconoscere la loro fede a causa delle restrizioni governative.

E proprio le stesse restrizioni fanno paura ai gestori del sito, che potrebbero in poco tempo accorgersi di una censura rivolta alle loro pagine, come già è successo altre volte con siti internet non corrispondenti alla volontà e alle decisioni di chi governa.

Secondo Bernando Cervellera, dell’agenzia religiosa Asia News, “sino a quando il sito non diffonderà qualcosa che il governo contesta sarà ok. Ma una volta che inizierà a parlare di nomine di vescovi o di Tibet o del Dalai Lama, sarà bloccato come spesso è accaduto al nostro”.

Usato Apple vendesi

Posted By Luca on gennaio 21st, 2009

Mertedì Apple ha lanciato un nuovo servizio dalle parti della Grande Muraglia. Un sito dove è possibile acquistare prodotti Apple usati, rivolto ad una clientela che desidera risparmiare qualche soldo. Si parla di un 22% di sconto assicurato. I prezzi rimangono comunque di un certo livello partendo da 308 yuan (€34,69)  per un iPod shuffle e più di 14,000 yuan (€1.577) per un computer Mac.

I prodotti in vendita sono eslusivamente resi, da parte di privati o di aziende, ma che hanno passato i test di qualità ai quali sono stati sottoposti. “Abbiamo lanciato la campagna a fine anno” ha affermato Huang Yuna, portavoce di Apple in Cina, che però si è rifiutato di precisare quanti e quali oggetti saranno disponibili.

L’iniziativa non è unica nel panorama Apple, i negozi dell’usato sono già disponibili negli USA, in Giappone e in Gran Bretagna. Tuttavia, si tratta solo di un’iniziativa per arrotondare i propri guadagni in quanto la vendita di usati rappresenta solo una piccolissima parte delle vendite totali del colosso della mela.

Censura cinese all’opera?

Posted By Luca on novembre 18th, 2008

Alcuni giorni fa dalle parti dell’Estremo Oriente molti netizen hanno avuto a che fare con un singolare problema. Una serie di domini risultava irraggiungibile e l’eventuale tentativo di accedere ai siti, ad esempio attraverso un link, rimandava a Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina. Il fenomeno è durato poco più di due giorni, ma tanto è bastato per domandarsi se il regime cinese fosse di nuovo all’opera per indirizzare i cittadini verso i contenuti consentiti.

I siti coinvolti nel blocco sono tutti legati al mondo del file sharing, forse non a caso considerando le enormi pressioni delle lobby occidentali affinché il governo di Pechino mettesse un freno alla pirateria dilagante. Pressioni che si sono concretizzate nella chiusura di una serie di siti e di altri che sono stati soggetti ad un semplice richiamo. Mossa che però non sembra aver scaturito gli effetti sperati ed è forse alla base di questo ennessimo tentativo di censura.

In sostanza chi avesse voluto aprire Mininova.org per ricercare del materiale protetto da copyright o anche del semplice software libero, si sarebbe trovato davanti la pagina di Baidu. Questa mossa del redirect non è una novità nel panorama cinese, ma questa volta a differenza di siti scomodi, come Amnesty International, l’obiettivo erano i motori che indicizzivano link per scaricare materiale tramite p2p, convolgendo IsoHunt, emule.org.cn e VeyCD, produttore di una mod di emule estremamente diffusa in Cina. Nell’elenco manca The Pirate Bay, questo perché per il sito svedese la censura opera ormai da tempo immemore.

Dopo due giorni, come già accennato, la situazione è tornata alla normalità, se di normalità si può parlare da quelle parti. Il pensiero della rete è unanime: si è trattato di ad una mossa del governo per estromettere il p2p. Niek, cofondatore di Mininova ha affermato: “Siamo in un certo senso onorati che il nostro servizio sia stato aggiunto a quello offerto da Wikipedia e Youtube tra i siti censurati. Per fortuna le persone a capo di tutto questo hanno capito che bloccare un motore di ricerca come Mininova non è una buona idea”. Le parole di Niek sembrano corrispondere alla realtà, se si considera che già Baidu è perfettamente in grado di trovare del materiale pirata.