Articoli con tag Copyright

La rete risponde: L’eterna lotta tra il bene e il male

The Pirate BaySecondo voi è giusto condannare chi detiene i files degli altri senza averli fisicamente? Se dal punto prettamente commerciale questo è tutto sommato possibile e, per certi versi, logico, dal punto di vista etico la sentenza di condanna a The Pirate Bay sembra un passo verso l’oscillazione dell’ago della bilancia verso le major che promettono, a questo punto, denunce a raffica verso tutti i trackers torrent.

La giustizia svedese ha sentenziato: ”Erano a conoscenza del fatto che veniva condiviso del materiale protetto. Mettendo a disposizione un sito con strumenti di ricerca ben sviluppati, con la possibilità di caricare e conservare contenuti e con un tracker collegato al sito gli accusati hanno incitato i condivisori a commettere i reati che hanno commesso“.

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Wikipedia: questione di copyright

Tutti sono a conoscenza delle enormi potenzialità di Wikipedia, la grande enciclopedia libera, gratuita e costantemente aggiornata grazie alla collaborazione di numerosissime persone in tutto il mondo.

Wikipedia offre tutti i contenuti senza chiedere nulla ai navigatori (a parte l’offerta di un contributo libero da parte di chi vuole aiutare il fondatore a sostenerne le spese).

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Copyright by Barbareschi

Dal comitato antipirateria emergono proposte già anticipate. Nel caso particolare una proposta, all’inizio attribuita alla SIAE, si è rivelata essere di Luca Barbareschi, ma questo non significa che i suoi contenuti cambino.

Nella sostanza la proposta, ora disponibile sul sito del parlamentare, non si discosta dalla bozza che è circolata in rete diversi giorni fa e si propone di regolamentare un settore di inquadrare i “principi generali e negli istituti di diritto d’autore vigenti a livello internazionale, comunitario e nazionale” e dell’”attribuzione di specifici profili di diretta responsabilità civile, amministrativa e penale all’operato dei prestatori di servizi della società dell’informazione”.

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Chi registra è perduto

Non c’è pace per i pirati, per chi trae profitto dalla pirateria e per chi potrebbe trarne. In Canada Richard Craig Lissaman, lo sa bene. A soli 21 anni è stato beccato mentre cercava di registrare un film in una sala cinematografica con una telecamera. Sfortuna doppia, se si considera che nel paese degli alci e delle cascate del Niagara sono state recentemente approvati degli inasprimenti per chi viola il diritto d’autore.

Tutto è cominciato l’anno scorso, poco prima di Natale ossia il 21 dicembre nei pressi di Calgary. Il giovane, riuscendo ad introdurre una telecamera all’interno del cinema nascondendola in un calzino. Oltre a questo ha pensato di oscurare l’evidente led rosso, che segnala la registrazione del film, con del nastro adesivo. Tutto inutile, gli addetti si sono accorti del suo tentativo di registrare il film e lo hanno consegnato alle autorità.

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Tutti colpevoli

Oltre le Alpi, In Francia, si discute di un caso giudiziario senza precedenti, che vede come attori principali Société civile des Producteurs de Phonogrammes en France (SPPF), gli sviluppatori di una serie di programmi di file sharing e anche Sourceforge.net. Le motivazioni? Secondo SPPF sono tutti colpevoli di aver favorito la diffusione di materiale protetto da copyright, tramite i loro programmi o servizi.

La battaglia legale contro tutti e tutto di SPPF era cominciata l’anno scorso, nel 2007, quando era partita effettivamente la denuncia, ma i tribunali francesi avevano bloccato tutto per stabilire se i software esteri potevano rientrare nella giurisdizione francese. Ora che la decisione, a favore dell’associazione dei produttori, è stata presa il processo può finalmente cominciare.

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Censura cinese all’opera?

Alcuni giorni fa dalle parti dell’Estremo Oriente molti netizen hanno avuto a che fare con un singolare problema. Una serie di domini risultava irraggiungibile e l’eventuale tentativo di accedere ai siti, ad esempio attraverso un link, rimandava a Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina. Il fenomeno è durato poco più di due giorni, ma tanto è bastato per domandarsi se il regime cinese fosse di nuovo all’opera per indirizzare i cittadini verso i contenuti consentiti.

I siti coinvolti nel blocco sono tutti legati al mondo del file sharing, forse non a caso considerando le enormi pressioni delle lobby occidentali affinché il governo di Pechino mettesse un freno alla pirateria dilagante. Pressioni che si sono concretizzate nella chiusura di una serie di siti e di altri che sono stati soggetti ad un semplice richiamo. Mossa che però non sembra aver scaturito gli effetti sperati ed è forse alla base di questo ennessimo tentativo di censura.

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Antipirateria a tutto cinema

Alla penultima giornata del festival di Roma vi è stata una vera e propria riunione dei rappresentati del cinema italiani. Tema? Neanche a dirlo la pirateria, per la precisione il titolo era: “Pirateria e criminalità audiovisiva: quando la copia danneggia il mercato”.

La riunione era organizzata dall’onorevole Luca Barbareschi che ha deliziato i presenti con un aneddotto: “Io produco film. Un tempo avevo una colf in casa che stava con uno che faceva dichiaratamente il pirata. Allora l’ho sfidata.”. La sfida consisteva nel riuscire ad ottenere un determinato film via p2p prima ancora che uscisse nelle sale. Il risultato? “Ci è riuscita”. L’onorevole ha conluso il suo intervento affermando di aver contatto una certa istituzione, probabilmente quella che gestiva la distribuzione, per scoprire che la fonte del film pirata era uno interno all’organizzazione stessa. Da questo ha quindi dedotto che “i collusi con i pirati stanno nell’istituzione”.

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Da e verso il p2p

Chi ha detto che il lupo perde il pelo, ma non il vizio? Le persone cambiano, in particolare Kevin Bermeister, cofondatore di Altnet e collegato alle vicende di Kazaa, che da fautore del p2p pare ne stia diventando un nemico. In questo lo aiuta Michael Speck, già a capo di Music Industry Piracy, che dal 2004 al 2006 lo aveva perseguito per le sue presunte connessioni con il file sharing illegale.

Ora questi due ex-nemici, collaborano a diversi progetti inerenti la rete e in quest’ultimo periodo si stanno concentrando su un nuovo obiettivo. Brilliant Digital Entertainment, azienda gestita dai due avrebbe creato un software che potrebbe essere usato dagli ISP di tutto il mondo per contrastare il p2p illegale, senza ricorrere a mezzi estremi come la dottrina Sarkozy.

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Violare il proprio diritto

Tutti sapete che il copyright tutela l’autore dell’opera di fronte alla legge, ma se un autore “ruba” i propri diritti, come si comporta la legge? E cosa rischia lo stesso autore defraudando “se stesso”?

Tutto accade negli Stati Uniti: la Quote Unquote Records è un’etichetta discografica che “campa” con le donazioni degli acquirenti vendendo gli Mp3 delle band che produce sotto forma di donazioni, e non a “costo fisso” come fanno la maggior parte delle major discografiche. A questo punto appare chiaro che la casa discografica non distribuisce tracce “fisiche” ma solo in formato digitale, e, coperta da una licenza Creative Commons, lo fa al solo scopo di “vendere” meglio l’artista facendo scaricare le tracce gratis o quasi.
E qui che nasce l’inghippo. Alcuni giorni fa il servizio di hosting ha chiuso il sito per una settimana con la motivazione di “aver ospitato online brani appartenenti a QUR senza prima avvertire il suo provider“, quindi contravvenendo al diritto d’autore. Domanda: come si fa a contravvenire alla legge sul copyright se l’opera appartiene all’autore che lo pubblica e la stessa opera è coperta da una licenza CC?

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Copyright all’americana

La Guerra per la difesa della proprietà intellettuale viene combattuta dagli Usa in modo capillare. Dall’Onu alle commissioni governative degli stati da conquistare. O da mantenere fedeli, come l’Italia. Anche nel nostro paese il diritto d’autore orbita nella sfera d’influenza degli Stati uniti.

Non solo terrorismo. C’è un’altra guerra che gli americani combattono da molto più tempo (e con migliori risultati). È quella per la protezione, in casa e all’estero, di una delle principali industrie a stelle e strisce: la proprietà intellettuale. Un affare da 1.300 miliardi (sì, miliardi) di dollari all’anno, che interessa tanto i colossi dell’intrattenimento quanto i giganti del farmaco e ha bisogno di essere protetto con leggi adeguate, soprattutto oggi che la rivoluzione digitale mette in crisi modelli di business consolidati.
Dalle sedi più alte come la World intellectual property organisation (Wipo) delle Nazioni Unite alle legislazioni dei singoli stati, ovunque i rappresentanti Usa cercano di esportare, prima che democrazia, norme che proteggano le operazioni estere delle proprie multinazionali. Chiedere alla Svizzera, dove una legge approvata il 5 ottobre scorso dal Parlamento «importa» in terra alpina il Dmca, la normativa americana che ha adeguato il vecchio concetto di copyright all’ambiente di bit. In virtù dell’Art. 39 gli utenti elvetici non potranno tentare di aggirare i cosiddetti Drm, i lucchetti tecnologici che limitano la copia di file audio e video, e saranno puniti anche solo se diffonderanno informazioni su come evitare le restrizioni.

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