Articoli con tag Copyright
La rete risponde: L’eterna lotta tra il bene e il male
Scritto da Jack Lagona in La rete risponde il 22 aprile 2009
Secondo voi è giusto condannare chi detiene i files degli altri senza averli fisicamente? Se dal punto prettamente commerciale questo è tutto sommato possibile e, per certi versi, logico, dal punto di vista etico la sentenza di condanna a The Pirate Bay sembra un passo verso l’oscillazione dell’ago della bilancia verso le major che promettono, a questo punto, denunce a raffica verso tutti i trackers torrent.
La giustizia svedese ha sentenziato: ”Erano a conoscenza del fatto che veniva condiviso del materiale protetto. Mettendo a disposizione un sito con strumenti di ricerca ben sviluppati, con la possibilità di caricare e conservare contenuti e con un tracker collegato al sito gli accusati hanno incitato i condivisori a commettere i reati che hanno commesso“.
Wikipedia: questione di copyright
Scritto da redazione in Internet e OS il 9 marzo 2009
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Chi registra è perduto
Scritto da Luca in Internet e OS il 27 novembre 2008
Non c’è pace per i pirati, per chi trae profitto dalla pirateria e per chi potrebbe trarne. In Canada Richard Craig Lissaman, lo sa bene. A soli 21 anni è stato beccato mentre cercava di registrare un film in una sala cinematografica con una telecamera. Sfortuna doppia, se si considera che nel paese degli alci e delle cascate del Niagara sono state recentemente approvati degli inasprimenti per chi viola il diritto d’autore.
Tutto è cominciato l’anno scorso, poco prima di Natale ossia il 21 dicembre nei pressi di Calgary. Il giovane, riuscendo ad introdurre una telecamera all’interno del cinema nascondendola in un calzino. Oltre a questo ha pensato di oscurare l’evidente led rosso, che segnala la registrazione del film, con del nastro adesivo. Tutto inutile, gli addetti si sono accorti del suo tentativo di registrare il film e lo hanno consegnato alle autorità.
Tutti colpevoli
Scritto da Luca in Internet e OS il 27 novembre 2008
Oltre le Alpi, In Francia, si discute di un caso giudiziario senza precedenti, che vede come attori principali Société civile des Producteurs de Phonogrammes en France (SPPF), gli sviluppatori di una serie di programmi di file sharing e anche Sourceforge.net. Le motivazioni? Secondo SPPF sono tutti colpevoli di aver favorito la diffusione di materiale protetto da copyright, tramite i loro programmi o servizi.
La battaglia legale contro tutti e tutto di SPPF era cominciata l’anno scorso, nel 2007, quando era partita effettivamente la denuncia, ma i tribunali francesi avevano bloccato tutto per stabilire se i software esteri potevano rientrare nella giurisdizione francese. Ora che la decisione, a favore dell’associazione dei produttori, è stata presa il processo può finalmente cominciare.
Censura cinese all’opera?
Scritto da Luca in Internet e OS il 18 novembre 2008
Alcuni giorni fa dalle parti dell’Estremo Oriente molti netizen hanno avuto a che fare con un singolare problema. Una serie di domini risultava irraggiungibile e l’eventuale tentativo di accedere ai siti, ad esempio attraverso un link, rimandava a Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina. Il fenomeno è durato poco più di due giorni, ma tanto è bastato per domandarsi se il regime cinese fosse di nuovo all’opera per indirizzare i cittadini verso i contenuti consentiti.
I siti coinvolti nel blocco sono tutti legati al mondo del file sharing, forse non a caso considerando le enormi pressioni delle lobby occidentali affinché il governo di Pechino mettesse un freno alla pirateria dilagante. Pressioni che si sono concretizzate nella chiusura di una serie di siti e di altri che sono stati soggetti ad un semplice richiamo. Mossa che però non sembra aver scaturito gli effetti sperati ed è forse alla base di questo ennessimo tentativo di censura.
Da e verso il p2p
Scritto da Luca in Internet e OS il 5 novembre 2008
Chi ha detto che il lupo perde il pelo, ma non il vizio? Le persone cambiano, in particolare Kevin Bermeister, cofondatore di Altnet e collegato alle vicende di Kazaa, che da fautore del p2p pare ne stia diventando un nemico. In questo lo aiuta Michael Speck, già a capo di Music Industry Piracy, che dal 2004 al 2006 lo aveva perseguito per le sue presunte connessioni con il file sharing illegale.
Ora questi due ex-nemici, collaborano a diversi progetti inerenti la rete e in quest’ultimo periodo si stanno concentrando su un nuovo obiettivo. Brilliant Digital Entertainment, azienda gestita dai due avrebbe creato un software che potrebbe essere usato dagli ISP di tutto il mondo per contrastare il p2p illegale, senza ricorrere a mezzi estremi come la dottrina Sarkozy.
Violare il proprio diritto
Scritto da Jack Lagona in Internet e OS il 28 ottobre 2008
Tutti sapete che il copyright tutela l’autore dell’opera di fronte alla legge, ma se un autore “ruba” i propri diritti, come si comporta la legge? E cosa rischia lo stesso autore defraudando “se stesso”?
Tutto accade negli Stati Uniti: la Quote Unquote Records è un’etichetta discografica che “campa” con le donazioni degli acquirenti vendendo gli Mp3 delle band che produce sotto forma di donazioni, e non a “costo fisso” come fanno la maggior parte delle major discografiche. A questo punto appare chiaro che la casa discografica non distribuisce tracce “fisiche” ma solo in formato digitale, e, coperta da una licenza Creative Commons, lo fa al solo scopo di “vendere” meglio l’artista facendo scaricare le tracce gratis o quasi.
E qui che nasce l’inghippo. Alcuni giorni fa il servizio di hosting ha chiuso il sito per una settimana con la motivazione di “aver ospitato online brani appartenenti a QUR senza prima avvertire il suo provider“, quindi contravvenendo al diritto d’autore. Domanda: come si fa a contravvenire alla legge sul copyright se l’opera appartiene all’autore che lo pubblica e la stessa opera è coperta da una licenza CC?
Copyright all’americana
Scritto da Jack Lagona in Internet e OS il 7 gennaio 2008
La Guerra per la difesa della proprietà intellettuale viene combattuta dagli Usa in modo capillare. Dall’Onu alle commissioni governative degli stati da conquistare. O da mantenere fedeli, come l’Italia. Anche nel nostro paese il diritto d’autore orbita nella sfera d’influenza degli Stati uniti.
Non solo terrorismo. C’è un’altra guerra che gli americani combattono da molto più tempo (e con migliori risultati). È quella per la protezione, in casa e all’estero, di una delle principali industrie a stelle e strisce: la proprietà intellettuale. Un affare da 1.300 miliardi (sì, miliardi) di dollari all’anno, che interessa tanto i colossi dell’intrattenimento quanto i giganti del farmaco e ha bisogno di essere protetto con leggi adeguate, soprattutto oggi che la rivoluzione digitale mette in crisi modelli di business consolidati.
Dalle sedi più alte come la World intellectual property organisation (Wipo) delle Nazioni Unite alle legislazioni dei singoli stati, ovunque i rappresentanti Usa cercano di esportare, prima che democrazia, norme che proteggano le operazioni estere delle proprie multinazionali. Chiedere alla Svizzera, dove una legge approvata il 5 ottobre scorso dal Parlamento «importa» in terra alpina il Dmca, la normativa americana che ha adeguato il vecchio concetto di copyright all’ambiente di bit. In virtù dell’Art. 39 gli utenti elvetici non potranno tentare di aggirare i cosiddetti Drm, i lucchetti tecnologici che limitano la copia di file audio e video, e saranno puniti anche solo se diffonderanno informazioni su come evitare le restrizioni.


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