Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]
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PsicoWeb: Il cervello connesso ad internet (prima parte)

Il titolo di questo articolo non è frutto di fantasia allo stato puro, ma è fortemente correlato agli scenari futuri prospettati da Paul Wolpe, docente di sociologia alla University of Pennsylvania oltre che presidente dell’American Society of Bioethics And Humanities. Paul Wolpe ha dichiarato che tra 10 o 15 anni il cervello dell’uomo potrà essere collegato direttamente ad internet, potenziando in maniera straordinaria le potenzialità dei nostri neuroni.
Ma già oggi esistono molte soluzioni che prevedono proprio l’interazione tra cervello e computer o ultimi ritrovati della tecnologia. Basti pensare alla stanza particolare della Fondazione Santa Lucia di Roma, nella quale si può controllare tutto l’ambiente attraverso una cuffia munita di elettrodi in grado di coordinare un sistema domotico per mezzo di un computer.
In pratica ci si deve concentrare su un’icona e il cervello produce potenziali evocati P300 (segnali elettrochimici emessi entro 300 msec) che il sistema è in grado di riconoscere. Se ci si concentra sull’icona che riproduce la lampadina, si accenderanno le luci della stanza, se si punta quella della porta, quest’ultima si apre.
Con l’ausilio di una tastiera virtuale “la forza del pensiero” può essere utilizzata anche per scrivere un’e-mail. L’interazione fra umani e computer non è più fantascienza, ma è diventata realtà. Non si tratta più di attribuire poteri paranormali al pensiero, ma di mettere in relazione con il computer i segnali connessi al nostro corpo, oltre che la nostre psiche, potrà formare un sistema integrato, nel quale umano e pc compartecipano nella gestione della vita quotidiana.
Nella seconda parte dell’articolo (che potrete leggere da mercoledì 17, nda) altri esempi già esistenti del cervello interagente con la tecnologia e le prospettive evoluzionistiche a questo proposito: si potrebbe parlare anche di “immortalità“.
Originale (?) campagna pubblicitaria Microsoft “I’m a pc”
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A volte… la carta
La tecnologia va bene sempre e in ogni caso secondo voi? Moltissimi mi diranno sicuramente di sì, altri – come Stefano, amico e collega su Citynews – risponderanno non sempre o addirittura spesso è meglio di no. E se vi raccontassi qualcosa che non è tecnologia ma funziona allo stesso modo, cosa mi dite, vogliamo provare? Iniziamo allora.
Anni fa, molti anni fa, non c’erano i pc, i telefonini ultradimensionabili, i palmari o i subnetbook, ma la gente scriveva e disegnava, o semplicemente prendeva appunti, allo stesso modo perché c’era la carta e c’era la penna. Facciamo alcuni esempi. Oggi – era di ozi sfrenati e uso spasmodico del pc/palmare/iPhone – carta e penna vengono usate di rado e solo al momento dell’estremo bisogno: un appunto al volo, un codice di acquisto ricevuto per telefono e via dicendo.
Altro esempio. Cosa succede quando accendiamo lo stereo in macchina: pigiamo nel pulsante di accensione (solitamente quello del volume), inseriamo il nostro bel Cd preferito (in quel momento, al massimo di quel giorno) e scegliamo l’album che vogliamo ascoltare sulla directory principale degli Mp3 contenuti sul Cd. Se poi possediamo un’auto abbastanza recente, allora non resta che inserire l’iPod sulla dock in plancia e così evitiamo pure quei pesantissimi Cd.
Un ultimo esempio: fino ad una decina di anni fa le notizie venivano ancora lette nei giornali di carta, se volevamo prendere tutti i cori della notizia eravamo costretti a comprare molti più giornali dal nostro edicolante di fiducia (che spesso era quello sotto casa). Oggi il giornale si chiama “Internet” e l’edicolante si chiama “Personal computer”.
Secondo voi una volta – dieci o quindici anni fa, non tantissimi -, la gente non scriveva come oggi, oppure non leggeva i giornali come facciamo adesso o non ascoltava musica come facciamo tutti? Certo che le faceva tutte queste cose, anzi forse meglio di come vengano fatte oggi (a livello qualitativo è certo, forse in termini quantitativi probabilmente no… ma è meglio così?), però diremo che le cose – in termini pratici – venivano fatte con molto più impegno di adesso. Leggere il giornale appena alzati, possibilmente mentre si faceva colazione (stile American beauty diranno molti) era un impegno serio e spesso faceva iniziare la giornata meravigliosamente… se si leggevano buone notizie chiaramente. Quando si andava fuori con gli amici era normale – come lo è anche adesso – fare una serie di foto per ricordare l’evento. Si usavano le macchine fotografiche a rullino… finite le 36 pose si portava il rullino dal fotografo e si facevano sviluppare. Dopo un paio d’ore si andavano a prendere e si guardavano le bellissime foto scattate (e certo che anch’io ho buttato centinaia di foto sgranate o sopraesposte, che pensate!) con occhio critico, ma non troppo, pensando – sempre, ogni volta – “con le prossime foto starò più attento”. Ma non era mai vero: non si potevano controllare subito dopo averle scattate. Però io mi ritrovo a casa centinaia di foto sviluppate anni fa che mi fanno tornare in mente ricordi bellissimi.Allora la tecnologia era molto vaga.
Oggi come ci teniamo informati? Ma con la rete, è chiaro! Abbiamo ormai tutti – o quasi – la nostra bella connessione internet col nostro ultimissimo modello di pc sempre acceso e a portata di mano. La mattina (per chi può) mentre si fa colazione si leggono i feed rss dei siti web a cui siamo abbonati, si sfogliano i giornali online abitudinari, si scrivono i primi commenti ai blog o sui social network che frequentiamo più spesso e si legge la posta elettronica manco fossimo a capo di una mega-multinazionale dell’elettronica dove tutto il mondo dipende dalle nostre risposte. Quando andiamo in vacanza con la famiglia/amici diventa imprenscendibile la nostra fotocamera digitale da millemila pixel per fermare l’immagine del pupo mentre fa la cacca sull’erba o, in caso fossimo single e usciamo con gli amici, scattare una fotona al deretano del nostro miglior amico mentre raccoglie farfalle nei campi. Il bello di tutto ciò è che se la foto fa pena, esattamente come faceva pena quindici anni fa, abbiamo la possibilità di cancellarla immediatamente e senza pensarci un secondo in più del dovuto: prodigi della tecnologia. Ma se siete ventenni o giù di li, la fotocamera l’avete sempre dietro, anzi, in più vi permette anche di telefonare. Ancora una volta prodigi della tecnologia. Ma era così difficile leggere il giornale di carta o usare la macchina fotografica a rullino?
Una domanda a tutti voi: cosa usate per prendere appunti in caso foste senza pc/palmare/telefonino e diavolerie varie? Se siete maniaci dell’hi-tech, sicuramente li mandate col pensiero al vostro social network nello stesso istante che il vostro interlocutore vi detta l’appunto, ma se per caso non lo siete, allora in quel caso usate sicuramente un taccuino e una penna. Sbaglio? Certo che non sbaglio!
Ma cosa fa la differenza tra un appunto sul foglio di carta e scriverlo sul palmare/telefonino? Che ci crediate o meno, la differenza sostanziale tra la carta e il palmare è praticamente nulla, anzi, il più delle volte è meglio il classico taccuino che il palmare. Statemi a sentire e ve ne darò prova.
Prezzo. Un palmare al giorno d’oggi costa qualche centinaio di euro, mentre il taccuino al massimo vi costa 5 euro.
Accensione. Un palmare ha bisogno di quei 5/10 secondi per accendersi (password compresa) mentre il “sistema operativo” del taccuino gli permette di funzionare in 0 secondi netti.
Resistenza. Se vi cade a terra un palmare siete rovinati, se vi cade un taccuino… vi piegate a raccoglierlo.
Scrittura. Il palmare riconosce il T9; il taccuino riconosce la vostra scrittura.
Strumenti di scrittura. Il palmare usa il pennino, il taccuino usa il pennino, la penna, la matita, il pennello…
Fantasia. Ecco, questa in verità è l’unica differenza rilevante: il palmare ha già dei disegni preimpostati mentre il taccuino si affida alla vostra bravura e capacità. Differenze inequivocabili.
Dimensioni. Il palmare se lo mettete nel taschino della camicia o della giacca, sembra che portate un arma; il taccuino se lo mettete nel taschino sembra che portate… un taccuino.
Durata. Il palmare ha un’autonomia di alcune ore (dipende dal modello) e le batterie, se lasciate il marchingegno fermo per alcuni anni rilasciano acido; il taccuino ha una durata eterna: anche se lo lasciate in un cassetto per cinque anni, appena lo prendete è sempre pronto all’uso.
Ambiente. I palmari di ultimissima generazione sono abbastanza verdi, il taccuino è un sempreverde.
Touchscreen. I palmari di ultima generazione sono suscettibili al tocco, il taccuino lo è da sempre: basta un dito per girar pagina.
Qualcuno naturalmente ha già notato che al taccuino manca il wifi. Dai su, un po di inventiva: tirate fuori il cellulare, scattate una foto all’appunto sul taccuino e salvatela tra le note del vostro telefonino così da poterlo avere e quindi vederlo anche in mancanza della carta. E caspita: devo dirvi proprio tutto io!
Psicopatologia del pc quotidiano

“Si è verificato un errore in Microsoft Word. L’applicazione verrà chiusa“. All’improvviso, nel bel mezzo di un lavoro importante, sul monitor del nostro computer appare questa scritta inquietante che manda in tilt anche noi oltre il pc. Gli errori che di tanto in tanto si verificano naturalmente non riguardano soltanto Word, ma un po’ tutte le applicazioni.
Anche la nostra mente fa degli errori: lapsus, dimenticanze, atti mancati, sbadataggini, azioni sintomatiche e casuali, tutto ciò di cui parla Freud nella sua celeberrima opera “Psicopatologia della vita quotidiana” pubblicata nel 1901.
Il padre della psicoanalisi mette in evidenza che si tratta di piccoli errori che interessano il nostro agire di ogni giorno e che nella loro tipologia costituiscono una “psicopatologia nevrotica” di ridotte dimensioni di cui tutti siamo affetti, una sorta di nevrosi della vita quotidiana.
Questo perché in effetti i lapsus, le dimenticanze e gli altri “errori” della mente umana in realtà sono la manifestazione di impulsi e pensieri inconsci che di solito rimuoviamo, ma che ogni tanto, attraverso la via dell’errore, trovano un modo per rendersi “visibili” alla nostra coscienza.
Gli errori quindi sarebbero il frutto di un momentaneo fallimento della censura, che lascia le porte aperte all’insonscio. Ma il computer ha un inconscio?
In un articolo precedente ho parlato del cosiddetto web inconscio, rifacendomi al web come la dimensione privilegiata della manifestazione dell’inconscio. Ma qui il punto fondamentale è un altro, infatti, secondo la prospettiva appena delineata, “l’inconscio del pc” non sarebbe altro che l’insieme dei processi di elaborazione, organizzazione, sistematizzazione, classificazione di dati e informazioni.
Processi che di solito intervengono in tutte le operazioni che facciamo, ma che non vediamo, perché sono per così dire “interni” al pc, ma che a volte “si manifestano” negli errori delle applicazioni. Una piccola nevrosi della “mente” del computer insomma, un mini conflitto tra istanze o meglio tra chip in contrasto tra di loro.
Perché PsicoWeb?
Le moderne teorie della mente hanno cercato da sempre dei modelli, dei riferimenti, degli esempi attraverso i quali spiegare i processi cerebrali e le dinamiche psichiche.
Da quando il computer è diventato un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa, la sua enorme diffusione nella società, non solo come strumento di lavoro, ma anche come mezzo ricreativo, è diventato un valido modello a cui paragonare il cervello umano.
I circuiti elettronici sono i circuiti dei nostri neuroni, i componenti hardware sono le varie regioni cerebrali in cui sono localizzati processi come la memoria a breve e a lungo termine, l’immagazzinamento di informazioni, il richiamo e la visualizzazione di dati elaborati grazie ad imput esterni ed interni e tutta una serie di funzioni che caratterizzano sia il computer che il cervello; il software non è altro che l’insieme degli schemi mentali, delle categorie, delle funzioni che il cervello mette in atto per interpretare la realtà, per agire e per trasformare i suoi processi chimici e biologici in comportamenti.
Se il computer è il cervello, il web, con i suoi contenuti, con le sue occasioni di “rapportarsi” agli altri, con la possibilità di usare i blog come una sorta di diario in cui esprimere i propri pensieri e per dialogare con se stessi, si può paragonare alla psiche.
Ecco perché psicoweb, il web inteso come surrogato del teatro mentale in cui interagiscono relazioni, comportamenti, socializzazioni, emozioni, naturalmente in modo anche innovativo rispetto ai rapporti dal vivo tra le persone, con una serie di risvolti comportamentali ed emotivi sorprendenti e tutti da analizzare.
Questa rubrica si propone proprio di analizzare ed interpretare questi processi psicologici che si esplicano attraverso il web e i comportamenti che ne scaturiscono, ma vuole essere anche un tentativo, seppur modesto, di coniugare scienze umane e tecnologia, un binomio che in un futuro ormai prossimo non può essere trascurato, visto che una delle tappe dell’evoluzione umana non potrà non essere caratterizzata in futuro dall’adattamento della specie umana e della sua intelligenza ad un nuovo habitat, quello tecnologico: un’evoluzione che è già iniziata.

