Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]
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La libertà in rete è un diritto

[La Grande Muraglia by Scamminick]
Il discorso del Segretario di Stato americano Hillay Clinton al Newseum di Washington sulla libertà in rete ha avuto delle conseguenze devastanti per i rapporti economici con la Cina, ma ha aperto una voragine tra la democrazia – o presunta tale – in rete e la censura attuata da alcuni paesi per bloccarne i contenuti e le espressioni individuali.
“Mai come in questo periodo l’informazione è stata libera e globale. O avrebbe la libertà di esserlo. L’accesso libero all’informazione è fondamentale per la democrazia. Ci sono barriere e muri virtuali che vanno abbattuti, oggi, come un tempo abbiamo abbattuto i muri della repressione, e il muro di Berlino. Blog, video, messaggi, social network, hanno un ruolo fondamentale. Per diffondere verità e giustizia. Ci sono pericoli, perché la Rete aperta è stata utilizzata anche da Al Qaeda per lanciare minacce contro il mondo e recrutare terroristi. E’ utilizzata per pornografia e pedofilia, per rapimenti, mercati neri. Ma non serve la censura, come hanno fatto Cina, Tunisia, Arabia Saudita, Vietnam o Uzbekistan, per combattere chi usa Internet per scopi malvagi. Continueranno a esserci e dobbiamo esserne consapevoli. Dobbiamo aumentare la sicurezza, coordinare gli sforzi contro gli hacker in grado di minacciare la nostra economia, le banche online, l’e-commerce. Dobbiamo assicurare la sicurezza dei nostri network. E i paesi o gli individui che organizzeranno cyberattacchi dovranno affrontare delle conseguenze e la condanna internazionale.”
Tutto nasce quando Google, presente nel paese asiatico ormai da anni, critica e denuncia l’attacco ai suoi danni di hacker cinesi, i quali avrebbero violato le caselle gmail di alcuni utenti asiatici. Nei giorni successivi addirittura il Presidente Obama ha ricevuto una delegazione di Mountain View per capire meglio che tipo di attacco avrebbero subito i server di Google, e immediatamente dopo si sono attivate le prime procedure diplomatiche per saperne di più dal governo cinese. Questa settimana il discorso del Segretario di Stato ha duramente attaccato quelli che, secondo l’amministrazione americana, sono la seconda varietà di stati canaglia: ovvero quegli stati che non aprono alle libertà individuali le maglie interne di internet, ma fanno in modo di censurare quei contenuti ritenuti dannosi dal regime. Naturalmente la risposta cinese non si è fatta attendere:
“Internet in Cina è aperta e la Cina è il Paese più attivo nello sviluppo di Internet, alla fine dell’anno scorso i netiziens cinesi hanno raggiunto la cifra di 384 milioni e ci sono 3,68 milioni di website, 180 milioni di blog. Gli Stati Uniti hanno criticato il modo in cui la Cina gestisce Internet e insinuato che essa ne restringe la libertà. Chiediamo agli Stati Uniti di rispettare i fatti e smettere di utilizzare la cosiddetta libertà su Internet per formulare accuse senza fondamento alla Cina. La Cina ha la sua situazione nazionale e le sue tradizioni culturali e gestisce Internet in accordo con le sue leggi e con le pratiche internazionali, esprimiamo la speranza che gli Usa rispettino gli impegni presi dai leader dei due Paesi per uno sviluppo delle relazioni tra loro.”
Che in Cina esista un grande fratello censorio che controlla tutte le comunicazione del paese in rete è fuori di ogni dubbio, però andrebbe anche ricordato che Google, quando ha aperto i propri uffici a Pechino, ha accettato implicitamente ed esplicitamente il grande proxy cinese. Però, nel momento in cui è stato toccato un proprio servizio, Google ha fatto il diavolo a quattro perché questa pratica sarebbe diventata illegale. A Mountain View sapevano che la Cina non era la patria dei diritti civili, come sapevano che la Rete non era libera come potrebbe esserlo nei paesi occidentali, ma hanno accettato comunque di iniziare il rapporto di lavoro col governo cinese per amore dell’arricchimento personale. Naturalmente non è una scusante la mancanza di democrazia, ma non può esserlo nemmeno se la stessa anti-democrazia ti ostacola nel tuo lavoro.
Yahoo nel 2005 fece arrestare il dissidente Shi Tao consegnando i suoi dati sensibili alla polizia cinese, e facendolo così condannare a 10 anni di carcere per aver detto al mondo che il regime ha vietato ai giornali cinesi di parlare dei tragici fatti di Piazza Tiananmen; il professore di lettere Liu Xiaobo, aderente dal 1989 al movimento democratico studentesco, è stato arrestato a Natale dello scorso anno per aver pubblicato degli articoli su dei siti web stranieri e sul fatto che è stato uno dei primi firmatari di Carta 08, un documento che critica il Partito comunista cinese e chiede l’instaurazione in Cina di un sistema democratico.
È proprio questo che si dovrebbe denunciare, ma non lo si fa quando in ballo ci sono i soliti interessi economici. Adesso Google ha deciso di dire apertamente le cose come stanno, speriamo non sia il solito fuoco di paglia causato de lesa maestà e che, invece, sia il primo grande passo per l’abbattimento dell’ennesimo muro antidemocratico. Quello della libertà.
L’apocalisse dei social network?
Da qualche ora alcuni dei principali servizi e portali di social network potrebbero essere sotto un attacco DoS. O meglio, Twitter è caduto con certezza sotto questo attacco, diventando per una mezz’oretta completamente inaccessibile (è stato spiegato attraverso un comunicato ufficiale) e Facebook, Friendfeed e Posterous hanno subìto dei forti rallentamenti.
Noi stessi abbiamo riscontrato una certa difficoltà mentre cercavamo di aggiornare la nostra pagina su Facebook. Non riuscivamo ad inserire i link e ogni volta che provavamo ad aggiornare la pagina compariva un errore alquanto misterioso e imprecisato.
Insomma, ancora le notizie sono così poche che non si possono affermare eventualità di attacchi in larga scala, anche se qualcuno in giro per la rete parla già di “social media apocalypse“. Ad esempio potrebbe trattarsi di un attacco effettuato tramite una rete botnet.
Internet: una bambina compra un escavatore
L’utilizzo di internet lascia sempre spazio a polemiche di vario genere, che fanno riflettere sul fatto che il web è uno spazio ricco di risorse e potenzialità, ma nel quale si deve fare comunque attenzione a non lasciarsi andare a comportamenti impropri specialmente quando si impiegano dei soldi.
Si è discusso molto sul rapporto tra internet e bambini e naturalmente si fa sempre riferimento ai possibili pericoli nei quali i più piccoli potrebbero incorrere soprattutto se vengono lasciati soli davanti ad un computer con l’accesso alla rete. E’ davvero quasi incredibile quanto è successo a Pipi, una bambina neozelandese di tre anni, che si è ritrovata ad acquistare un escavatore in un’asta on line.
Mentre la mamma stava riposando, Pipi ha cominciato a navigare sul sito di aste TradeMe e qui, visto che l’account della madre era ancora collegato, ha partecipato ad un’asta per aggiudicarsi un escavatore della Kolbeco. Alla fine l’escavatore è andato alla bambina per la somma di 20 mila dollari. Per fortuna la vicenda si è conclusa bene.
Quando la madre della piccola si è accorta di ciò che era successo, ha avuto modo di chiarire il tutto con il servizio clienti e l’asta è stata così annullata. La vicenda per certi versi si presenta piuttosto bizzarra. E’ vero infatti che i bambini sono piuttosto abili nell’usare la tecnologia e quella informatica in particolare, ma sembra molto strano che una bambina così piccola sia riuscita a fare tutto ciò che è accaduto.
In ogni caso, proprio per il suo carattere quasi paradossale, la vicenda ci aiuta a riflettere sulla relazione fra bambini e il web, facendoci comprendere come il controllo genitoriale sui più piccoli nel loro approcciarsi alla rete è un elemento di primaria importanza.
La rete risponde: Nel nome della libertà
La Rete è una forma d’arte: a volte inadatta, a volte inespressa, a volte capace di generare contenuti tutt’altro che logici. Ma è sempre una forma eterogenea di trasformazioni usuali e capaci, di condivisione di dati e contenuti di varie fonti sociali e intellettuali. Quando qualcuno, nel nome della Legge e della regolamentazione governativa, si fa avanti per intraprendere azioni da portare l’Internet moderna al passo del medioevo, si presta ad un giogo non suo, ma di altri fattori che ne vogliono imbrigliare le redini verso un contesto censorio, territoriale e dittatoriale.
È notizia ormai datata il decreto legge del Senatore D’Alia sul modo, più o meno lecito, di offuscare i siti web che istigano alla criminalità: nata per far fronte ad alcune sciocchezze apparse su Facebook (gruppi su Riina e Provenzano), spesso per creare rumore che per effettive proposte legittime e mafiose, la proposta del Senatore dell’Udc è stata approvata in un pacchetto di leggi sulla sicurezza e non, come si potrebbe immaginare e come in realtà dovrebbe essere, in una serie di leggi sulla regolarità dei contenuti su Internet.
La seconda proposta per imbavagliare la Rete è il ddl dell’Onorevole Carlucci sulla pedofilia online: un emendamento, detto dalla sua emendante, nato per combattere la pedo-pornografia in Rete, ma che – in pratica – contiene delle proposte di tutt’altro genere. Scritta da Davide Rossi presidente di Univideo, la proposta dell’Onorevole Carlucci è un vero e proprio disegno di legge contro la pirateria online e contro l’anonimato in rete. (continua…)
La rete risponde: anti-pedofilia o anti-pirateria?
Mi chiedo sempre più spesso perché in Italia si disegnano più leggi contro internet, che per far pagare meno tasse alla gente. Sarà un caso, sarà l’effetto della crisi, sarà tutto quello che volete, ma ultimamente – proprio in questa rubrica – sto parlando quasi esclusivamente delle varie leggi per imbavagliare la rete. È vero che nei momenti di crisi prosperano i più forti, ma le continue insinuazioni che la rete sia la madre di tutti i mali, francamente mi fanno girare i zebedei.
“Oltre cinquemila segnalazioni e centinaia di casi di pedofilia accertati ogni anno, un’enormità. Bambini che, dal primo anno di vita sono vittime di abuso, molestie sessuali. Tanti i casi che non vengono alla luce perché mai denunciati, spesso per vergogna o mancanza di fiducia nella giustizia.” È con queste parole che l’Onorevole Carlucci spiega come la pedofilia verrà debellata.
Ma la pedofilia non è l’unico male: “Non possiamo continuare a permettere che orchi travestiti da agnellini, sfruttando l’anonimato assicurato dalla rete, utilizzino Internet per adescare giovani prede. Il caso del professionista di una cittadina vicino Napoli, arrestato ieri (24 febbraio, NdA) con l’accusa di aver adescato una minorenne offrendo false generalità e fingendosi suo coetaneo, lo dimostra drammaticamente. Dietro nickname fantasiosi spesso si nascondono terribili pericoli per i nostri figli. Per questo ho presentato una proposta di legge che, implicando l’obbligo della tracciabilità di chi pubblica e di cosa viene pubblicato su Internet, impedisca di fatto il ripetersi di casi analoghi. Davvero non comprendo il polverone di polemiche sollevato da questa mia proposta. Chi non ha nulla da nascondere non deve temere nulla dall’approvazione della mia legge. Del resto non possiamo più sopportare che uno strumento magnifico come la rete venga utilizzato da pericolosi criminali per i loro loschi traffici spesso purtroppo a sfondo sessuale.”
Quindi, come volevasi dimostrare, la colpa è della rete. Anzi, dell’anonimato in rete.
Se la Carlucci avesse scritto una legge contro la pedofilia, il discorso sarebbe completamente a suo favore. Ma se provate a leggere (non è un errore: è proprio in .doc. Strano eh?) la proposta del deputato pidiellino, vi renderete conto che non è la pedofilia il suo primo pensiero, ma il diritto d’autore.
Al comma 4 dell’Articolo 2, la Carlucci scrive: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.” Pensavo che la pedofilia fosse un reato punibile penalmente, ma non credevo che andasse anche contro il diritto d’autore.
L’Articolo 3 è ancora più esplicito: “Governo è delegato a istituire, presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il “Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet”.
Il Comitato è composto 9 Membri così designati:
3 Membri indicati dalla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (secondo procedure e modalità da definirsi a cura della stessa Autorità).
2 Magistrati ordinari, designati dal CSM
1 Magistrato amministrativo designato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa.
1 esperto di settore indicato dalla Siae (Società Italiana degli Autori e degli Editori).
2 esperti di settore indicati dalla Confindustria.”
Ma che c’entra la Confindustria con la pedopornografia online, e soprattutto a cosa serve la Siae? Forse faranno pagare i diritti Siae a quel professionista di una cittadina vicino Napoli?
A conferma delle mie supposizioni, mi viene in aiuto anche Guido Scorza rafforzando ulteriormente la mia tesi: “Il documento sembrerebbe essere stato scritto da tal Davide Rossi. E’ una questione di omonimia o si tratta del Presidente di UNIVIDEO?”
Mi spiegate per piacere cosa ha a che fare la Siae, la Confindustria e Univideo con la pedofilia?
La Carlucci continua con la sua battaglia contro la pedofilia: “Non si può non essere consapevoli del fatto che le misure introdotte da questa proposta di legge non potranno risolvere tutti i problemi che attualmente osserviamo con sempre maggiore frequenza, ma certamente essa potrà avere una immediata e positiva ripercussione isolando i fenomeni più gravi.” Una domanda: a quali fenomeni si rivolge? A quelli dell’home entertainment probabilmente, visto che la Legge 633/41 parla solo di disposizioni sul diritto d’autore e di opere protette.
La Rete risponde e stavolta parla all’unisono: Memesphere e BlogBabel sono solo due(mila) esempi.
La Rete risponde
Mettiamo il caso che un utente che abbia un blog un giorno scrivesse ad esempio: “il Governo è contro i Rom“. Mettiamo pure il caso che il Governo non sia contro i Rom ma che ne abbia abbastanza dei misfatti di alcuni Rom e per questo fa delle leggi che, purtroppo, determinano l’odio contro tutta l’etnia rumena. Adesso mettiamo il caso che passasse l’art. 50-bis descritto nel disegno di legge 773 e diventi legge l’apologia di reato disegnata dal Senatore dell’UDC Gianpiero D’Alia.
Il primo e il terzo punto dell’apertura sono attinenti, il secondo va verso una ben precisa attuazione delle norme sulla sicurezza. Mi voglio soffermare sul primo e sul terzo punto: scrivere qualcosa di simile a il Governo è contro i Rom e il nuovo Emendamento D’Alia che presto potrebbe essere formalizzato dal Parlamento.
Soprattutto su quest’ultimo, si sono abbattuti sul Governo critiche da ogni dove, anche dall’estero: Bloomberg dice che “Facebook, la più grande rete sociale del mondo, si sono detti preoccupati che in Italia ci sia una proposta di legge che obblighi i provider Internet a bloccare l’accesso ai siti Web che incitano o giustificano il comportamento criminale: è come bloccare tutta la linea ferroviaria perché in una stazione ci sono dei graffiti sconvenienti“. The Standard scrive che: “un portavoce di Google, venerdì ha avvertito che questa proposta di legge costringerebbe i provider internet italiani a bloccare l’accesso a siti Web che incitano o giustificano il comportamento criminale, e ciò potrebbe minacciare la libertà di espressione e di fatto dimostra inattuabile la pratica“. Marco Pancini, responsabile Google Italia, ad Arnnet.com afferma: “Non ho idea di cosa accadrà se questo disegno di legge verrà approvato. Ci sono già a livello europeo norme che disciplinano il commercio on-line, che sono state introdotte dopo consultazioni con le parti interessate. La presente legge non risolverà il problema e le sue conseguenze sono difficili da prevedere“, e continua dicendo che “La legge riguarda tutte le piattaforme di hosting Internet che ospitano contenuti generati dagli utenti. La nostra preoccupazione è del suo possibile effetto sull’intero ecosistema Internet“.
Dal lato italiano la presa di posizione più dura viene da Articolo21: “Il Senatore Gianpiero D’Alia, con il suo emendamento si prepara a mettere il bavaglio alla rete. Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere, è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole, condannato. Ovvio che il fine non quello, ma è di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete“.
Anna Masera su La Stampa intervista Antonio Di Pietro, leader dell’IdV, nell’intervista e sul suo blog, spiega che «L’emendamento avvia “la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet”. Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete. Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo».
Beppe Grillo si scaglia contro l’emendamento considerando l’Italia alla stregua della Cina: “[D'Alia, N.d.R.] ha proposto un emendamento che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura“.
Intervistato da Gilioli dell’Espresso (a specifica domanda: «lei è conscio del fatto che se in Italia si chiudono YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?»), il Senatore D’Alia ha risposto: “sì, Facebook potrebbe essere chiuso in Italia se non interverrà sui gruppi che dispongono apologia di reato; sì, YouTube potrebbe essere chiuso se non censurasse video segnalati dalle autorità“. Candido e chiaro!
Di certo noi italiani siamo portatori sani di una malattia chiamata “fatta la legge, nasce l’inganno”, quindi ci potremmo aspettare un repentino cambio di marcia su questo emendamento, però da quello che si legge sia in Rete che su carta la cosa rimane molto difficile. Vedremo.
Obama si ritira? E’ un malware!
Non è la prima volta che i cyber-criminali sfruttano un evento di importanza mondiale per diffondere malware in giro per la rete. Questa volta, per l’ennessima volta, succede utilizzando l’evento dell’insediamento del nuovo presidente americano Obama alla Casa Bianca.
Un sito creato appositamente per ingannare i visitatori, al quale si arriva tramite un link arrivato per e-mail, parla di una possibile rinuncia alla carica del neo-presidente e invita a scaricare un software necessario per la visualizzazione della notizia. In realtà si tratta del malware W32/Waledac.gen.b, che installa inoltre numerosi piccoli file che trasformeranno la macchina del malcapitato utente in un computer facente parte di una rete botnet.
McAfee, commentando la notizia e avvertendo gli utenti, afferma che questa volta il lavoro è stato fatto in moto superlativo, dato che il sito è realizzato in maniera professionale ed è sostenuto da una forte rete botnet che lo protegge.
Anche dai laboratori Panda arriva l’avvertimento: “Questi computer zombie, di solito, sono uniti in rete, conosciuta come botnet o rete di bot dal nome del codice maligno (chiamato bot) che permette il controllo del PC. Questa rete viene successivamente affittata dai pirati informatici a terze persone in modo che il computer zombie possa essere utilizzato per scopi maligni come l’invio di spam o gli attacchi di denial of service”.
Prestate quindi la massima attenzione nell’apertura dei link arrivati via e-mail che ritenete non sicure e poco affidabili.
L’adolescenza della rete
Si dice spessissimo che in Italia non si legge (abbastanza), che i giovani non leggono mai sufficientemente in base alle aspettative sociali, si dice che i bambini nascono indottrinati con la cultura del video-games a scapito della lettura “seria”. Si dice che i bambini passano sempre più tempo davanti alla tv o al pc facendo tutto il contrario di quello che avremmo dovuto insegnare loro.
È stato scoperto che il 60% ragazzi passano fino a tre ore davanti alla tv, ma è la rete la maggiore passione dei giovani: ben il 42.4% degli adolescenti passa il suo tempo a condividere file, chattare e scorrere YouTube. Questo comporta una maggiore estraneità verso tutto ciò che è “reale”, ma la loro “apertura” avviene attraverso il web: la maggior parte di loro parla tranquillamente di sesso nelle chat, di confessarsi con “l’amico” conosciuto nelle comunity online o tramite il Messenger. Dichiarano inoltre di aver fumato la prima sigaretta, di aver abusato almeno una volta di alcol e droga esattamente perché non riescono a dare una svolta tra “realtà virtuale e reale”. Il paradosso però è dietro l’angolo. Un buon settanta per cento degli intervistati ritiene che il controllo da parte dei genitori sia adeguato mentre un undici per cento ritiene sia “troppo permissivo”.
A questo si aggiunge una maggiore frustrazione per tutto ciò che “regola” la loro vita (scuola, insegnanti e disciplina) manifestandosi in atti di bullismo: per dimostrare di essere forti, per farsi ammirare dal “branco” o per non farsi considerare fifone o sfigato. Di positivo c’è una maggiore consapevolezza nel mangiare fuori pasto: ai primi posti latte, frutta fresca, succhi di frutta e cereali con il 50% circa in termini percentuali. Mentre lo snack è calato al di sotto del venti per cento.
Le figure rappresentative per gli adolescenti rimangono Carabinieri, Polizia, preti, insegnanti e medici. Mentre i valori in cui credono sono inamovibili: famiglia, lavoro, amici e divertimento.
Queste sembrano parole molto sensate se riportate da luminari della scienza e della pediatria. Ma mi trovano in disaccordo su vari punti: se pur è vero che i ragazzi passano oggi molto tempo davanti la tv con tutto quello che ne deriva – ozio e pigrizia in primo luogo – e davanti al pc con Facebook e chat perennemente aperti col rischio obesità, a queste parole non posso che essere solidale con i loro riscontri, ma se si generalizza tutto (ma proprio tutto) allora si corre il rischio di allargare la già marcata incomprensione tra le fasce d’età. Cioè la cultura del giovane è esattamente opposta a quella del più anziano, inoltre questa fantomatica cultura è ormai anagraficamente priva di ogni fondatezza: se anni fa c’era sul serio questa incomprensione tra la gioventù che tutto voleva e tutto otteneva, e la passata generazione che ha lottato duramente per ottenere ciò che i giovani oggi hanno su un vassoio d’argento, oggi – sovente – questa mancata comprensione non esiste più, o se esiste avviene in ceti culturali molto bassi o tra persone molto anziane e i ragazzini di 13 o 14 anni che con la tecnologia sono nati, e vivono costantemente col bluetooth sempre acceso. Oggi non esiste una fascia di età catalogabile per cui è possibile sottolineare l’incongruenza della rete (o della tv) con i rischi connessi ad essa; oggi esiste la Rete per tutti: il ragazzino passa ore e ore giocando a Halo o WoW aprendo la mente a sviluppi nuovi e, anche se fantastici, gli serviranno comunque nel lungo cammino della vita purché riesca a distinguere il gioco dalla realtà. Gli adulti usano il web per informarsi e condividendo ciò che reputano importante, per loro e per i loro contatti che possono essere amici nella realtà ma anche nell’irrealtà del web: gli amici spesso sono sconosciuti fisicamente, ma rendono ben saldo quel sentimento che è prettamente reale.
Non dimenticando, tra l’altro, che molto spesso siamo proprio noi adulti a commettere gli errori più grossolani, nella vita come in rete, mentre i ragazzini difficilmente commettono gli errori che noi cerchiamo di insegnare. In conclusione siamo noi adulti a dover prendere esempio da loro, e non il contrario.
Vi racconto una storiella che ha suscitato molta ilarità a casa mia appena l’ho detta. Io ho una figlia di cinque anni, molto piccola per capire parecchie cose, ma sufficientemente grande per capire cosa può fare e cosa non deve mai fare. L’altro giorno si parlava con alcuni amici di quando i nostri figli saranno grandi e prenderanno la loro strada: lavoro, casa per conto loro, marito/moglie e indipendenza economica dai genitori. Ci siamo soffermati sul/la moroso/a. I miei amici, conoscendo la mia gelosia nei confronti di mia figlia, mi hanno immediatamente punzecchiato sulla sua vita di coppia futura. La mia risposta, semplice e spontanea è stata: “mia figlia è frutto di un concepimento tecnologico molto avanzato, è come se fosse stata geneticamente modificata. La sua crescita si fermerà ai dieci anni, e l’unica persona che potrà dormire con lei – oltre a me e alla sua mamma – sarà ‘Tata’ (il suo bambolotto preferito, N.d.R.). Discorso chiuso, ok?“. Immaginate una tavolata di persone scoppiare a ridere non sapendo come rispondere alle mie affermazioni. Una, però, si è alzata, e tutta incavolata, rossa in viso e quasi piangendo mi disse: “papà sei proprio uno scemetto!“.
Questi sono i bambini, gli adolescenti che noi dobbiamo salvaguardare dalla vita reale, meno che da quella virtuale. Se poi vogliamo dirla veramente tutta, oggi non serve a nulla dire ai figli di stare attenti a cosa succede in chat, di non dar retta agli sconosciuti o di dare il numero del cellulare solo alle persone che si conoscono veramente. Oggi, più di prima ma molto meno di quando saranno genitori i nostri figli, non è più possibile evitare il male per i nostri figli, ma è importantissimo ridurlo al minimo. Tra i due mali, io scelgo il minore. E sarà ancora più dura per loro quando saranno adulti.
Regine di cuori
Le regine sono algide, anziane e usano al massimo la radio e la televisione. Tutto vero ma tutto sbagliato. Oggi le regine usano la Rete per tenersi al passo con i sudditi e per informarli dei loro progressi, siano in campo informatico che sulla raccolta delle mele in Scozia. E i Presidenti?
Rānia al-‘Abd Allāh è dal 1999 la regina di Giordania, laureata all’Università del Cairo, ex dipendente di Citibank e di Apple, la monarca mediorientale ha fatto del suo fascino il punto focale per tenere ben saldi i rapporti tra il mondo arabo e quello occidentale, non per nulla il suo paese è al centro del triangolo di fuoco Arabia Saudita-Siria-Israele, uno dei più caldi dell’intero medioriente. Nata in Kuwait da genitori palestinesi, Rania di Giordania si è subito contraddistinta per l’enorme potere che aveva sulla gente: essere bella, madre di quattro figli, politicamente impegnata e con una forte propensione nel farsi accettare da tutti, le hanno dato praticamente le chiavi del mondo. Il suo unico credo è la famiglia e i diritti dei bambini. Ne parla apertamente sul suo sito e sul suo canale “Queen Rania on Youtube“.
Ebbene sì, la Regina di Giordania parla ai suoi sudditi e a tutto il mondo non più tramite i media mainstream soltanto, ma soprattutto tramite la rete. L’Internet ritenuta troppo liberale e liberticida per la classe politica di tutto il mondo, figuriamoci per una monarchia, e islamica addirittura. Rania di Giordania è diversa, è più nobile degli altri proprio perché crede in tutti i mezzi di comunicazione, non si ferma esclusivamente ai giornali alle tv e alla radio, ma usa la rete. E usa il sistema più comunicativo che possa esistere: il video, quello di YouTube.
Un altro regno, un’altra Regina: Elisabetta II Windsor del Regno Unito. Classe 1926, è la più longeva monarca europea con i suoi 56 anni di regno e gli 82 di età. Una tenera vecchietta che ha lasciato indietro tutti già fin dalla sua prima apparizione televisiva nel ’57 facendo gli auguri di Natale ai sudditi. Andando sempre avanti con le “rivoluzioni” e credendo sempre che i propri sudditi devono sapere tutto sulla loro Regina, anche come è andata la raccolta delle mele a Sandringham House, la guascona sovrana inglese ogni anno ha sempre mandato gli auguri di Natale in video. Ma l’anno scorso il Christmas Message è approdato in rete: sempre in video e sempre su YouTube, creando, ed è la prima monarca europea a farlo, il canale ufficiale della casa reale inglese, “The Royal Channel“.
Due Regine, due modi di regnare, due modi di comunicare con i sudditi. Ma unite dalla stessa volontà di capire e parlare con la gente, che sia la tv o la rete poco importa, le due sovrane si apprestano a diventare le capostipite di una nuova frontiera della monarchia: quella di YouTube. Chi usa la Rete le saluta e ringrazia.
Un altro continente è alle prese con un cambio generazionale senza precedenti: gli Stati Uniti d’America. Gli Usa hanno appena eletto il loro primo Presidente afro-americano, eletto consapevolmente dal popolo della rete. Che sarebbero state elezioni completamente fuori dall’ordinario si era capito subito: invitato per un discorso su MTV, in una trasmissione non propriamente politica, Obama chiese, e ottenne, di far pervenire le domande anche dal web. I ragazzi presenti alla trasmissione non avevano che domandare al candidato Presidente, ma Obama ebbe il lancio di genio con le domande da Internet. Qualunque domanda fosse arrivata lui avrebbe risposto: nessuna censura, nessun argomento era taboo. Sia che chiedessero di guerra, di economia o di videogames, Obama avrebbe risposto a quella domanda. Nessun problema. Difatti la domanda trabocchetto arrivò da YouTube: “cosa ne pensa della Net Neutrality?” Obama non si scompose minimamente, anzi il futuro Presidente degli Stati Uniti spiegò ai presenti cosa fosse quel concetto andando direttamente alla radice della spiegazione, parlando dei perché, dei per quando, di Facebook, di MySpace e dei social network in generale. Non si lasciò sfuggire l’occasione per dimostrare quanto fosse importante la rete, per lui e per tutto il mondo.
Le mie conclusioni si basano sui tre argomenti che ho appena trattato. La rete è fondamentale per la struttura delle Nazioni, per l’unione tra popoli diversi e la comunicazione globale. Perché disfarsene? perché attaccarla continuamente? Usate la Rete per quello che di buono c’è nel mondo e siate felici di poterlo fare. La globalizzazione passa soprattutto dalla comunicazione e dalla volontà di capire che la tecnologia è un aiuto importante per tutti. Fatene un buon uso.
Eurostat: l’Italia è agli ultimi posti per utilizzo di internet
Nonostante il netto aumento della diffusione di nuove linee adsl nel territorio dell’Unione Europea di cui vi parlavamo qualche giorno fa, in Italia le cose non sono così positive. Basta pensare che secondo il rapporto Eurostat presentato ieri, riguardante l’utilizzo di internet da parte dei cittadini europei, vede il nostro Paese al terz’ultimo posto, con una percentuale del 42% di cittadini che utilizzano internet, seguito solamente da Romania, che ha il 30%, e Bulgaria (25%).
Se la passano molto meglio i nostri cugini Olandesi (al primo posto con l’86%), che si piazzano in un’alta posizione anche nella classifica delle nuove linee internet attivate nell’ultimo anno. Al secondo posto ci sono gli Svedesi e i Norvegesi, a pari merito con una percentuale dell’84%. Poi ci sono i Danesi (82%), gli abitanti del Lussemburgo (80%), i Tedeschi (75%) e gli Inglesi (71%).
L’Italia si trova quindi in una posizione per niente rosea, al di sotto della media europea, dimostrando ancora una volta di aver bisogno di nuovi stimoli per una diffusione dell’internet utile, di una maggiore informazione rivolta ai privati e agli enti pubblici e soprattutto di maggiori investimenti a favore di una forma comunicativa ormai indispensabile, l’internet che ci permette di lavorare, di studiare, e anche di divertirci.


