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Via i filtri, non li vogliamo
Dall’Italia si alza la voce degli ISP italiani che non vogliono saperne di censurare alcunché, nonostante siano accusati da diverse associazioni, come la SIAE e FIMI, di stare a guardare mentre fiumi di materiale protetto passano sotto i loro occhi.
L’associazione AIIP ha presentato un esposto al tribunale del riesame di Milano per un recente caso di oscuramento che riguarda due siti esteri che vendono sigarette in violazione dei monopoli di stato. Il caso aveva causato un certo scalpore in quanto sembrava un altro campo dell’inibizione italiana sul web, già in atto per siti a carattere pedo e scommesse.
Il gip aveva imposto il blocco sui siti K2Smokes e RebelSmokes con un provvedimento con il quale imponeva ai provider di boccare il traffico degli utenti italiani verso le pagine indicate. Provvedimento abbastanza inefficace, considerato che nella maggior parte dei casi è sufficiente usare DNS alternativi (Fool DNS e Open DNS), ma che comunque, secondo AIIP, rappresenta un pericolo, anzi un doppio pericolo considerato che in qualche maniera “tradisce” le funzioni di un provider e crea un pericoloso precedente in tema di censura sequestro preventivo.
La questione, sempre secondo l’associazione, è la modalità con cui è stato imposto il blocco. Il gip, anziché rivolgersi agli indagati, cioè la vera parte in causa, si è rivolto direttamente ai provider affinché pensassero loro a filtrare ciò doveva essere filtrato. Il tutto “si traduce, in pratica, in una vera e propria interruzione delle comunicazioni via internet attraverso una ispezione preventiva della navigazione di tutti i cittadini italiani”. Nonostante ritengano il provvedimento “inaccettabile e contrario alla normativa comunitaria e italiana che gli operatori di accesso italiani siano destinatari di provvedimenti relativi a fatti che non li riguardano, poiché interamente posti in essere da soggetti esteri” hanno comunque provveduto ad effettuare le operazioni richieste, in massima collaborazione con le forze dell’ordine.
Il ricorso a tutto ciò è arrivato solo dopo il caso The Pirate Bay, che probabilmente è visto come un precedente, nel quale si è sentenziato che il sequestro preventivo tramite oscuramento è illegale. In quanto di oscuramento non si tratta, ma bensì di vero e proprio filtraggio per via dell’indisponibilità del bene e del fatto che il filtraggio stesso non rende indisponibile il bene a tutti, ma solo ad una ben specifica nazione. In sostanza un vero attentato alle libertà civili. AIIP “denuncia la pericolosa deriva culturale che porta a trasformare gli operatori di accesso in sceriffi della rete e sottolinea ancora una volta che il problema del controllo dei contenuti troverá una soluzione solamente il giorno in cui si comprenderá che le uniche azioni efficaci sono quelle mirate direttamente agli estremi: chi immette i contenuti, e chi ne fruisce”.
Un caso estramamente complesso, su cui Daniele Minotti, avvocato nel caso di The Pirate Bay, ha detto la sua sul caso, prospettando che tutti i singoli utenti possano richiedere di togliere il filtro e quindi riottenere il pieno accesso alla rete. L’avvocato si ferma anche a riflettere sulla questione per intero, in particolare sull’oscuramento, facendo presente un vero e proprio buco nella legislazione italiana, buco che dovrà essere riempito dalla sentenza del gip.

