Lassù, a 2000 anni luce, ci potrebbe essere qualcuno che ci osserva! E’ stato scoperto, grazie al lavoro di un gruppo di studiosi di diversi Stati del mondo, un nuovo sistema planetario dalle caratteristiche sorprendenti. E’ stata la sonda Keplero ad immortalarlo durante l’esplorazione dello spazio, e ha rivelato un sistema composto da una stella, [...]
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Obama è proprio così Wired?
Wired ha pubblicato le cloud con le parole pronunciate da Obama in due discorsi, uno prima delle elezioni, nel 2007, uno recentemente, nel 2010 (le vedete continuando a leggere questa news).
E sul portale si pone l’attenzione sul fatto che il presidente degli States, nonostante si mostri un amico della tecnologia, abbia pronunciato raramente parole che hanno a che fare con internet e i social network. (continua…)
Meglio Wired, Focus o Newton?
Sento e leggo spesso in diverse occasioni i pareri di chi è solito acquistare riviste a tema scientifico-tecnologico. La situazione tipo che si presenta ogni volta è sempre la stessa: i lettori di Wired sostengono che il mensile che leggono è troppo originale e più serio rispetto a Focus, più Wired, insomma. Chi legge riviste come Newton (ma potrei anche parlare allo stesso modo di Le Scienze) sostiene che Focus sia solo un veicolo di pubblicità e che la loro rivista preferita sia il vero punto di riferimento per chi ama leggere articoli scientifici. E così via in discussioni che potrebbero durare anche diverse ore.
Mi è capitato più volte di parlare di questi argomenti con amici, affrontando delle vere e proprie sfide dialettiche che finiscono per stancare gli interlocutori ma che praticamente non portano mai a trovare un punto di comune accordo.
Io la penso in un modo nettamente differente (e cerco di sostenere ormai da parecchio tempo questa tesi durante le diatribe dialettiche). Per me non ha nemmeno senso parlare delle varie differenze tra le riviste in questione, dato che si tratta in tutti i casi di prodotti editoriali completamente diversi.
Ecco cosa sostengo: Wired è il mensile che riprende la base già consolidata da parecchio tempo degli Stati Uniti e dell’Inghilterra. Anche se la società in questi due Paesi del mondo è nettamente diversa dalle nostre idee tecnologiche, la rivista è riuscita ad affermarsi molto bene nel nostro Stato, considerando che è in edicola da poco tempo e che si rivolge praticamente ad un target di utenti più “tecnologizzati” e capaci di saper cogliere idee innovative. Una rivista, insomma, che tenta di scuotere le coscienze di chi legge, con tematiche che riguardano storie di vita vissuta, geni emergenti e stelle della tecnologia, di internet e dell’informatica in generale.
Poi c’è Newton (o Le Scienze), un mensile sorto da circa un mese in una veste rinnovata successivamente ad un periodo di chiusura. Si tratta di una rivista completamente a tema scientifico. Nelle sue pagine si parla di scienze umane, di astronomia, di genetica, di biologia, di ultime scoperte che riguardano fisica e matematica. Qui la tecnologia, a mio parere, trova uno spazio minore rispetto a quanto si può leggere su Wired. Anche il target è completamente diverso, perché Newton si rivolge ad un pubblico che maggiormente ama queste tematiche, che non sempre sono apprezzate da chi è appassionato di tecnologia.
Poi c’è Focus, un mensile che è rivolto a dei lettori ancora differenti. Su Focus si trovano articoli di comportamento, psicologia, natura. Sì, c’è anche scienza e tecnologia, ovviamente, ma queste tematiche sono trattate in modo maggiormente semplice, più divulgativo, sicuramente alla portata di qualsiasi lettore, anche di coloro che si avvicinano per la prima volta alla lettura di questi articoli. E questo non avviene perché Focus è fatto con maggiore superficialità, ma semplicemente perché si tratta di un prodotto editoriale realizzato proprio con questi obiettivi. Il target di riviste come Focus è molto più ampio, perché chiunque può leggere ed apprezzare i contenuti senza farsi venire troppi dubbi.
D’altronde è facile capire, alla luce di queste affermazioni, come mai in un momento non molto roseo per l’editoria in Italia prodotti come Newton o Quark (profondamente affermati nel mercato italiano) possano chiudere all’improvviso mentre riviste come Focus sopravvivono saldamente. E’ logico che non si sta parlando della stessa cosa e questo deve farci riflettere. Soprattutto deve farci capire che nessuna delle tre riviste è migliore delle altre due, ma che tutte e tre possano essere affiancate per una conoscenza del mondo a trecentosessanta gradi.
Internet Premio Nobel per la Pace: ufficializzata la candidatura
Internet è entrato, qualche oretta fa, ufficialmente a far parte della lista dei candidati al prossimo Premio Nobel per la Pace. So che molti non la pensano esattamente in maniera positiva e con questo post non voglio entrare nel merito della decisione, anche se personalmente ritengo che un premio di questa portata ad internet sia una buona cosa per la rete, soprattutto in tempi abbastanza oscuri per quanto riguarda la libertà di espressione delle proprie opinioni online e quelli che dovrebbero essere considerati dei diritti fondamentali per la vita di ogni persona.
Chi legge la rivista Wired avrà avuto modo di approfondire l’argomento in maniera molto profonda e ne avrà ancora la possibilità, dato che le assegnazioni per il Nobel in questione avverrano tra quasi dieci mesi. Nell’attesa di scoprire come andrà a finire, il direttore della rivista, Riccardo Luna, ha fatto sapere un’oretta fa su Facebook di aver depositato ufficialmente la candidatura negli uffici di Oslo.
Forse molti penseranno che sia tutta un’operazione commerciale per incrementare le vendite della rivista e per la presenza di diversi partner commerciali molto famosi in tutto il mondo, ma è da dire che il solo fatto di parlare di un’ipotesi di questo genere, riconoscere che internet debba essere considerato quasi “patrimonio dell’umanità“, è già qualcosa di molto importante per il futuro della rete. A prescindere dal fatto che possiamo più o meno essere convinti della validità dell’azione.
Leggere le riviste americane è un risparmio, ma solo in America
Mi è capitato nelle scorse settimane di leggere qualche opinione di persone abbonate all’edizione americana della splendida rivista Wired, alla quale sono abbonato (alla versione italiana). Mi sarebbe piaciuto parecchio vedere anche un punto di vista diverso rispetto a quello del nostro Paese su argomenti davvero molto interessanti riguardanti la nostra società.
Sul sito internazionale della rivista americana leggo che l’abbonamento costa solo dieci dollari. A questo prezzo scontatissimo un cittadino statunitente può ricevere ogni mese per un anno una copia della rivista.
Questo significa che un Americano spende 83 cent a copia. Ricevere la rivista in Italia o in un qualsiasi altro luogo del pianeta costa invece il prezzo per niente scontato di 70 dollari. Ciò significa che le spese di spedizione per 12 numeri della rivista vengono a costare ben 60 dollari.
E questo vuol dire anche che ogni copia della rivista verrebbe a costare quasi 6 dollari, con un costo delle spese di spedizione di 5 dollari a rivista. Ovviamente Wired non ha nessuna colpa, sarebbe successa la stessa cosa con un qualsiasi altro giornale e utilizzo come esempio Wired solo perché è l’unico caso che mi è capitato.
Trovo comunque impensabile che per ricevere una rivista dall’America dovrei pagare ben 5 dollari quando in realtà per spedire un pacchetto delle stesse dimensioni via posta spendo molto di meno. Come mai allora i servizi che gestiscono gli abbonamenti internazionali ci mostrano queste cifre?
Internet premio Nobel per la Pace 2010
Wired presenta al Piccolo Teatro di Milano “Science for Peace“: la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010. Qui in streaming dalle 17.30 in poi.
Un servizio abbonamenti molto Wired
Ho comprato Wired Italia per caso. Ero in edicola e dagli scaffali ho visto far capolino il quinto numero della rivista. Immediatamente ho deciso di comprarla, visto che ne avevo sentito parlare bene in giro su internet. Sono stati quattro euro ben spesi, considerando che me ne sono innamorato subito e mi sono abbonato per due anni praticamente il giorno successivo.
I primi quattro numeri, però, erano persi. Decido di non arrendermi e, spinto dal desiderio di riceverli, provo a contattare via e-mail il servizio abbonati. Mi rispondono dopo un giorno reindirizzandomi al servizio arretrati. Chiamo il numero telefonico e una signora mi spiega che devo effettuare, per la richiesta di numeri arretrati, un versamento di otto euro per ogni numero.
Questo significa che avrei dovuto pagare 32 euro (considerate che per l’abbonamento biennale, 24 numeri, ho pagato 24 euro). Quattro numeri arretrati mi sarebbero costati più di un abbonamento biennale alla rivista. Sconcertato, scopro il gruppo ufficiale della rivista su Facebook, mi iscrivo e chiedo se per caso non ci fosse una soluzione a questo enigma.
Tra le altre cose scopro anche che qualcuno, nel mese di agosto, è riuscito a ricevere qualche numero arretrato in modo del tutto gratuito. Dopo due giorni arrivano le prime risposte interessanti. Mi viene consigliato di chiamare il servizio clienti e di chiedere che i quattro numeri mancanti mi vengano scalati da quelli previsti dall’abbonamento.
In pratica funziona come un baratto: io non voglio gli ultimi quattro numeri e voi mi mandate i primi quattro. Come se mi fossi abbonato fin dal primo numero. Il risparmio è notevole e allora ringrazio per la preziosa informazione e chiamo il servizio abbonati.
Dopo qualche minuto di attesa la gentile operatrice mi conferma che possiamo raggiungere l’accordo. Mi assicura che riceverò i quattro numeri nel giro di un mesetto. Capisco che quello che avete letto vi possa essere sembrato un post pubblicitario, ma visto l’esito positivo dell’operazione, vista la gentilezza del servizio clienti e visto che ho risparmiato un bel po’ di euretti, mi sembrava doveroso sfogarmi…
P.S. Vi parlerò di Wired meglio tra qualche giorno e naturalmente vi farò sapere quando mi arriveranno le riviste!
Il primo banner della storia di internet
Il primo banner pubblicitario della storia di internet non risale a tantissimo tempo fa. Erano esattamente quindici anni fa, il 27 ottobre del 1994, quando fece la sua comparsa la prima immagine promozionale della storia della rete. Si trattava di un banner inserito all’interno delle pagine web del sito di Hotwired, quello che poi sarebbe diventato l’attuale Wired nell’edizione statunitense.
Si trattava semplicemente di un rettangolo, quello che vedete in alto, con il quale (con una originalità molto spiccata) si invitava i visitatori a cliccare sul banner. Si trattava della pubblicità all’azienda di telecomunicazioni AT&T e se vi state chiedendo se è servito a portare qualche guadagno, considerate che la percentuale di clic si attestò al 30%, un risultato praticamente inatteso.



